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Precario e mal retribuito Sda condannata a pagare

Precario e mal retribuito Sda condannata a pagare

PRATO. Sda, la società di corrieri del Gruppo Poste Italiane dovrà pagare 8.900 euro di mancate retribuzioni e contributi a un lavoratore. Un precario - ha ritenuto il giudice - sottopagato per il...

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PRATO. Sda, la società di corrieri del Gruppo Poste Italiane dovrà pagare 8.900 euro di mancate retribuzioni e contributi a un lavoratore. Un precario - ha ritenuto il giudice - sottopagato per il lavoro che faceva. Il datore di lavoro diretto non era però Sda ma la cooperativa Gialla Express di Prato che distribuiva i pacchi per Sda.

La società delle Poste è stata ritenuta responsabile in solido (in base a quanto prevede la legge Biagi) per i mancati pagamenti e il giudice in appello, rovesciando l’esito del primo grado, ha condannato anche Sda a pagare la cifra oltre alla cooperativa ad assumere a tempo indeterminato il lavoratore che all’epoca dei fatti nel 2006 aveva 25 anni.

«Il giovane - riferisce l’avvocato Lalli- aveva un contratto a tempo determinato e una, poi riconosciuta, carenza retributiva. Il nostro obiettivo era quello di dimostrare un rapporto di lavoro diretto con Sda dal momento che la società forniva alla cooperativa i mezzi in affitto e l’appalto per il trasporto oltre al fatto che il giovane indossava una divisa Sda. Un tentativo che non siamo riusciti a portare a termine dal momento che non abbiamo potuto dimostrare con le testimonianze che il giovane riceveva gli ordini direttamente da Sda. In secondo grado però è stato riconosciuto che il giovane era sottopagato. Da qui il calcolo del mancato pagamento e la responsabilità di Sda a rispondere di quanto avrebbe dovuto erogare la cooperativa a cui aveva dato l’appalto».

E’ la prima volta nel nostro territorio che viene emessa una sentenza di questo tipo tra le cooperative di trasporto. «Solitamente - spiega l’avvocato - i committenti arrivano a una transazione prima di andare in giudizio. Sda invece ha scelto di andare avanti e per questo siamo arrivati a sentenza. Queste situazioni però sono davvero molto frequenti». (i.r.)

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