Sicurezza
Monumento al Vento a Prato, il geologo: “Un piffero gigante e inutile”
Un altro esperto interviene contro il progetto di realizzare l’installazione di Karavan in cima a Poggio Castiglioni: “I monumenti in Calvana ci sono già. Basta andare per i suoi sentieri”
PRATO. E’ un geologo, abita a Campi Bisenzio ma da sempre frequenta la Calvana: per passione, ovviamente. Maurizio Negri è diventato speleologo, socio Cai e fino al 2005 responsabile del laboratorio ipogeo di grotta di Forra Lucia a Rio Buti. Da quando è iniziata segue la diatriba tra favorevoli e contrari alla realizzazione del Monumento al Vento di Dani Karavan, voluta dal Comune, sulla cima di Poggio Castiglioni. Un’operazione alla quale il geologo di Campi, che chiama l’installazione “un piffero luminiscete e ululante” è assolutamente contrario. Ecco perchè.
“Bisogna fare attenzione quando si fanno certe operazioni - scrive Negri - una volta si diceva che Prato era la città dalle cento ciminiere...era vero e faceva capire quanto fosse operosa la sua gente: quella che veniva fuori era un'immagine positiva. Ora prendete una delle cento ciminiere e mettetela in cima a Poggio Castiglioni, l'estrema propaggine meridionale della Calvana...i vecchi pratesi direbbero: "ci sta come il cavolo a merenda". L'aspetto del monumento al vento non è molto dissimile da quello di una ciminiera (per di più luminescente ed ululante)e allora il monumento, se proprio vi scappa di metterlo in qualche posto, mettetelo dove sono (o dov'erano) le ciminiere, oppure al casello autostradale di Prato Est per fare il paio con la ruota del casello di Calenzano”.
“Non voglio annoiare nessuno - prosegue - elencando riferimenti normativi precisi ma prenderò solo alcune parole, dalle norme vigenti che riguardano la Calvana, che danno l'idea della complessità del suo ambiente, di quanto sia preziosa e da tutelare: beni paesaggistici soggetti a tutela, immobili ed aree di notevole interesse pubblico; vincolo Idrogeologico; area protetta; sito d'importanza Regionale; sito d'importanza comunitaria”.
“I Monumenti in Calvana ci sono già - continua il geologo - basta andare per i suoi sentieri per vedere chilometri di muri a secco, opere veramente monumentali per complessità e resistenza, che si trovano anche su Poggio Castiglioni e sul vicino Poggio Nucchiale dove sono stati oggetto d'indagini archeologiche che hanno permesso di datarli al XVIII secolo. Sempre su Poggio Castiglioni si aprono tre livelli di gallerie (ex cementizia Marchino) che si sviluppano nella montagna per molti chilometri e che in parte potrebbero essere visitabili con un modesto impegno economico ed elevate ricadute sul territorio dal punto di vista storico, ambientale, culturale ed anche economico”.
E ancora: “Le grotte, che in Calvana non mancano essendo oltre 40, hanno proprio su Poggio Castiglioni la loro ultima rappresentanza. Si chiama grotta del Drago ed è una cavità con un solo ingresso, ad andamento verticale formata da una successione di pozzi e discenderie che arriva ad un centinaio di metri di profondità. Si tratta di una cavità "assorbente", cioè che inghiotte acqua e non di una cavità di risorgenza, cioè dalla quale fuoriesce acqua, come si sente dire ultimamente a sproposito, posta in prossimità della faglia dove si sono impostate le doline dalle quali prende origine il fosso della Bucaccia. Queste doline sono sede di una delle più belle operazioni d'ingegneria naturalistica fatta dai nostro avi, che hanno terrazzato i versanti in maniera mirabile e drenato il fondo con canalette che in parte ancora oggi assolvono la loro funzione, anche se avrebbero necessità di manutenzione e restauro. In conclusione pensiamo alla Calvana, a recuperarla, valorizzarla e tutelarla. Di pifferi giganti si può farne a meno”.
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