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«La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferrè» in mostra
Al Museo del Tessuto di Prato l’allestimento curato da Daniela Degl’Innocenti che si svilupperà nell’arco di quattro mesi e che propone un percorso espositivo inc entrato sul capo eletto ad icona della capacità creativa dello stilista
PRATO. «La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferrè» E’ questo il titolo della mostra curata da Daniela Degl’Innocenti, curatrice e conservatrice del Museo del Tessuto di Prato che ospiterà l’allestimendo dal 1 febbraio al 15 giugno 2014.
La mostra propone un percorso espositivo incentrato sul capo eletto a icona della capacità creativa e progettuale di Gianfranco Ferré - la camicia bianca. A pochi anni di distanza dalla sua scomparsa s'impone l'esigenza di tornare a leggere le motivazioni e la cifra stilistica di questo autore partendo dal capo che l'ha reso celebre e al quale affida incondizionatamente i propri intenti creativi. La camicia bianca, oltre ad elemento di continuità di tutto il suo lavoro, è il capo a lui più familiare e in quanto tale in grado di ereditare le pieghe più nascoste e profonde del suo pensiero e della sua sensibilità.
Numerose sono le occasioni in cui Ferré dichiara gli obbiettivi che supportano il progetto della camicia bianca: «Segno del mio stile», punto di partenza per «rileggere i canoni dell'eleganza», esercizio progettuale per scomporre e ricomporre le "mille identità" di cui il capo è capace. Una versatilità che l'autore interpreta nei termini del "lessico contemporaneo dell'eleganza"come lemma che ognuno "pronuncia come vuole". L'apparente libertà e disinvoltura interpretativa della camicia è, in realtà, il risultato di una ricerca severa, artistica e progettuale insieme, sedimentata, decantata, distillata ed epurata dalle facili connessioni con la tradizione, elevata al piano più alto e astratto delle forme. La camicia è un canone da amare, da distruggere e da ricomporre. In questo risiede il suo desiderio creativo.
L'esposizione si sviluppa, pertanto, da un progetto condiviso tra Fondazione Museo del Tessuto di Prato e Fondazione Gianfranco Ferré, con l'obbiettivo di evidenziare e valorizzare i presupposti teorici e la restituzione tangibile del suo lavoro. Il progetto di allestimento traduce i molteplici linguaggi di cui Gianfranco Ferré si avvale nella presentazione del suo lavoro: bozzetti, disegni, dettagli tecnici, video, istallazioni, fino ad approdare al fulcro della mostra che si concentra su una trentina di camicie - un esercito di capolavori sartoriali - che esemplificano circa un ventennio del suo talento progettuale (1982-2006), materiali straordinari provenienti dall'Archivio della Fondazione Ferré. Nella prima area gli spazi espositivi sono modulati secondo una progressione di istallazioni visuali di grande formato che suggeriscono la chiave interpretativa dei capi: i progetti grafici sono magnificati da video che ripercorrono tutte le fasi progettuali del lavoro di Ferré mentre le incursioni artistiche restituiscono in forma ironica, attraverso macro immagini, la dimensione invisibile della camicia, lo scheletro portante, l'intelaiatura sottesa. Da questa si accede ad una seconda area dove i disegni tecnici, i disegni di uscita sfilata, i materiali fotografici e i redazionali documentano la scultorea e affascinante presenza delle camicie bianche che prendono vita dal dualismo luce-oscurità creato dall'allestimento.
Nel percorso i disegni originali di Ferré rappresentano la sintesi più assoluta e efficace dell'idea primigenia. Il disegno è parte integrante della sua modalità progettuale, primo approccio creativo che contiene in realtà tutti gli elementi sostanziali che ne precedono la traduzione puntuale nel cartamodello e nell'esecuzione. Linee impeccabili che contengono l'immagine definitiva della camicia: i volumi, i dettagli, la leggerezza o la pesantezza delle stoffe, sono già descritti nel tratto più o meno marcato. Le silhouette sono creature fluide, sinuose, trasparenti funzionali ad individuare i punti cruciali dello sviluppo del capo nell'esuvia di un corpo femminile. Più di un disegno può corredare il progetto con chiose d'autore: alcuni descrivono puntualmente particolari tecnici come cuciture, rifiniture, lavorazioni speciali, proporzioni di diverse sezioni del capo, altri tipologie di tessuto destinate a incarnarne l'idea. Taffetas, crêpe de chine, organza, raso, tulle, gazar, piquet, stoffe di seta o di cotone di altissima qualità, merletti e ricami meccanici, impunture e pinces di seta eseguite a mano, macro e micro elementi che concorrono a declinare il lessico elegante e contemporaneo della camicia.
I linguaggi si alternano secondo precise direttrici e modalità: scomposizione e ricomposizione del capo, selezione di un solo elemento per interpretare il tutto, evocazione formale e superamento della tradizione. Ne sono esempio la "Camicia da pittore" o la "Camicia scomposta", proposte che restituiscono immagini antitetiche ma la cui genesi nasce dal medesimo rigore metodologico.
La "Camicia da pittore" ricerca l'enfasi dei volumi suggeriti dalla conoscenza storica ma elaborati con modalità costruttive che si servono di invenzioni, strutture e materiali finalizzati a dare un senso totalmente nuovo alle dimensioni.
Nella "Camicia scomposta" Ferré lavora, appunto, sul principio di scomposizione del "canone camicia". Nella fase di ricomposizione del capo egli affida un ruolo primario alle maniche e al collo, la cui enfasi annulla la necessità del petto e del dietro del capo, sostituiti dal bustier. In questo volontario processo di annullamento di alcune parti, la camicia mantiene la propria identità ma vive di forme nuove.
La scelta consapevole del non colore, il bianco e per contrario il nero, rappresenta la costante, il denominatore comune e la cifra stilistica dell'autore. La luce è lo strumento che consente ai bianchi di accendersi in diversi registri, la sua assenza li porta in evidenza. Solo la lettura puntuale di ogni progetto permette di accedere al "desiderio" di Ferré. La luce e l'oscurità, pertanto, diventano anche protagoniste dell'allestimento della mostra, la modalità narrativa attraverso la quale si accede al pensiero e alla sensibilità di Ferré. Nell'alternarsi delle due modalità esiste un piano intermedio quello della traslucenza che evidenzia ciò che non si vede ma che è struttura della camicia. Un tema narrativo che in mostra è affidato all'intervento creativo di un artista.
Trasparenza, levità, nitore, enfasi, volume, rigore sono termini che definiscono il mood delle collezioni documentati, nell'esposizione, dagli straordinari video delle sfilate archiviati dalla Fondazione Ferré.
L'obiettivo si raggiunge attraverso il metodo, il rigore della progettazione, il perfezionamento del processo, l'energia creativa, talenti che nel percorso professionale di Gianfranco Ferrè sono espressioni etiche, la mission, il cui valore costituisce un esempio forte per chi si approccia al mondo della moda e del design.
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