Il Tirreno

Prato

Tra Pin e ricercatori il rapporto era finito

Tra Pin e ricercatori il rapporto era finito

Il presidente Maurizio Fioravanti e la polemica sul trasferimento del laboratorio del Cnr

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PRATO. In riferimento all’articolo del 2 novembre «Il Cnr sloggiato dal Pin», riceviamo dalla società Pin scarl la seguente precisazione.

«Debbo rilevare come siano state unilateralmente riportate affermazioni rese dall'Ing. Lorenzo Bigagli (richiamando anche quanto da quest'ultimo scritto sul proprio blog quasi terzo.blog-spot.it) nonché commenti impropri, senza il benché minimo preventivo riscontro circa la veridicità di quanto pubblicato e, soprattutto, senza aver richiesto di fornire la propria versione dei fatti, in modo da rendere l'articolo quantomeno più completo e soprattutto equidistante.

Passando al merito della vicenda si deve rilevare come la narrazione proposta nell'articolo si fondi su una ricostruzione dei fatti palesemente artefatta e non veritiera.

a) In primo luogo, contrariamente a quanto riportato, all'interno della sede del Pin non sono presenti, né lo sono mai stati, laboratori di ricerca del Cnr.

Il laboratorio cui si fa riferimento nell’articolo è il Laboratorio di Telematica e Telerilevamento facente capo alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Firenze, con il supporto del Pin, in forza dei suoi obblighi statutari, che sono quelli di predisporre servizi didattici e scientifici per l'Università di Firenze.

All'interno del laboratorio sono state svolte in passato, in forza di una convenzione quadro intercorsa con l'Istituto di Metodologie per l'analisi ambientale del Cnr (Imaa), attività di ricerca congiunta tra i suddetti enti, ciascuna delle quali regolata da una specifica convenzione.

Per lo svolgimento di tali attività, in forza di appositi contratti d'opera, Il Pin si avvaleva della collaborazione di ricercatori, alcuni dei quali all'epoca erano assunti part time dal Cnr, e stipulavano perciò con Pin nella quota di lavoro disponibile, come esperti della materia, con la modalità della libera professione o del contratto a progetto.

L'ultima convenzione per lo svolgimento di attività di ricerca congiunta tra Pin ed Imaa è scaduta il 21 agosto 2011.

Merita segnalare che, sin dal 2010, il PIN, come ampiamente dimostrabile e documentabile, si è fatto parte attiva, presso l'Università di Firenze (comodataria dell'immobile di piazza Ciardi), ed anche presso il Comune di Prato (proprietario del medesimo immobile) per la creazione di un laboratorio congiunto con il CNR ma tutto ciò, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, e nonostante gli sforzi profusi, non ha purtroppo portato a risultati concreti.

b) La società non ha posto in essere, contrariamente a quanto riportato nell'occhiello dell’articolo, alcuno sfratto, termine peraltro del tutto improprio anche sotto il profilo strettamente giuridico.

Nell'autunno del 2011 i ricercatori del Cnr, sopra menzionati, che avevano svolto attività di ricerca presso il Pin, sono passati a tempo pieno all'Istituto sull' Inquinamento Atmosferico (IIA) del Cnr, con il quale il Pin non ha mai intrattenuto alcun rapporto giuridico, ed è quindi venuta meno, anche in astratto, la possibilità per il Pin di avvalersi nuovamente della loro collaborazione.

Ciononostante i suddetti ricercatori sono rimasti per quasi due anni, sino al settembre scorso, all'interno del Laboratorio di Telematica e Telerilevamento dell'Università di Firenze, rinviando continuamente quella partenza che era ormai divenuta inevitabile, data l'assenza di rapporti e di interessi di ricerca con l'Università di Firenze, come anche con il Pin, e la parallela acquisizione di uno status di appartenenza piena al Cnr.

Successivamente, è accaduto quello che era appunto inevitabile: che il Cnr ha reincorporato questo gruppo di ricerca a Sesto Fiorentino, dove ciascuno di questi ricercatori ha il proprio posto di lavoro, nonché il luogo di svolgimento dei propri doveri d'ufficio.

Come ben si vede il Pin non ha né sfrattato (non avendo del resto poteri in tal senso) i suddetti ricercatori né comunque neppure invitato gli stessi a liberare il laboratorio, se non nel senso di fissare congiuntamente e consensualmente i tempi e le modalità della dipartita: ciò si è protratto, con grande spirito di tolleranza, per circa due anni, pur in assenza di alcun rapporto convenzionale per attività di ricerca che ne legittimassero la presenza.

Preme altresì sottolineare che neppure la data dello sgombero del laboratorio è stata decisa dal Pin e se questo è avvenuto in concomitanza con lo svolgimento della Notte della ricerca, ciò è stato evidentemente deciso dai ricercatori stessi al fine di attribuire un senso di eclatanza ad una vicenda assolutamente ordinaria e nella quale, in ogni caso, la società non ha rivestito alcun ruolo di natura decisionale.

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