Italia
L’ultima “conquista” divide la città
Il salto di qualità della comunità cinese tra pratesità ferita e voglia di fare affari con i nuovi ricchi
PRATO. Prima hanno cominciato a prendere in affitto i capannoni sfitti, poi a rilevare qualche piccola azienda tessile. Poi le prime imprese a proprietà cinese hanno cominciato a crescere e gli imprenditori di punta delle comunità a trovare posto in alcune delle istituzioni simbolo della città.
Ma fino a quando l’influenza della comunità cinese è rimasta nell’ambito del settore tessile, oppure in quello della ristorazione, la cosa non ha destato scalpore.
Adesso, invece, sembra essere arrivato il terzo capitolo dell’avventura cinese a Prato con l’acquisizione prima di un albergo, poi di una discoteca, quindi di un centro medico e infine, è notizia di ieri, la stipula di un accordo per rilevare la gestione di uno degli immobili simbolo della città: l’hotel Datini.
Prato, insomma, si trova a fare i conti con una comunità che è ricca, che investe, che si espande, che compra.
Un passaggio a suo modo epocale, perché talvolta più della sostanza contano i simboli e la «conquista» del Datini è un simbolo: per la modernità e visibilità della struttura e perché rappresenta del futuro a cui la nuova Prato vorrebbe guardare, quello del turismo e dell’industria ricettiva.
Su tutto ciò si interroga la città, a cominciare dal potere politico e da quello economico.
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