Il Tirreno

Prato

I negozi cambiano veste e si chiede aiuto ai cinesi

di Francesca Vattiata

La mesticheria di via Montalese chiude dopo 57 anni di attività mentre San Paolo video diventa uno spazio culturale e ricreativo

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MONTEMURLO. Cambia il panorama delle attività commerciali a Montemurlo e storici negozi chiudono o diversificano la loro offerta. Entro l’anno il San Paolo Video, noto centro multimediale specializzato nella fotografia, nella produzione di video, nella vendita di articoli religiosi, libri e articoli di cancelleria, attivo sul territorio da 23 anni, cambia volto e si prepara a inaugurare un nuovo spazio culturale e ricreativo. La gestione rimarrà in famiglia e la parte relativa alla fotografia continuerà a essere seguita da Gianni Zuccotti, mentre la figlia Esther darà vita a una nuova esperienza commerciale. Una scelta di segno positivo, dettata dalla volontà di continuare a investire sul territorio pur diversificando la proposta dei servizi.

Di segno opposto si presenta la chiusura della storica mesticheria posta in via Montalese, condotta dalla famiglia Giusti dal 1956, sulle cui vetrine già da qualche tempo sono affissi i cartelli “sconti per cessazione attività”. La chiusura, che avverrà entro fine anno, è dettata dalla volontà dei proprietari di andare in pensione e non avendo trovato nessuno che rilevasse il negozio l’unica soluzione è abbassare le serrande. In momenti di crisi, infatti, è difficile passare ad altri la gestione dell’attività perché l’accesso al credito è sempre più complicato e lo spirito di iniziativa e il coraggio di investire su un’attività in proprio sono caratteristiche che negli imprenditori hanno lasciato il posto alla prudenza.

Lo sanno bene altri imprenditori montemurlesi, che stretti dalla necessità, non trovando investitori locali, si sono rivolti ai cinesi per vendere le proprie imprese. L’ultimo caso è quello del titolare di una paninoteca ambulante che, dopo aver trascorso mesi a incontrare possibili acquirenti locali senza mai riuscire a concludere l’affare, alla fine ha deciso di rivolgersi a imprenditori cinesi, che mostrano due qualità rilevanti: interesse e soldi. «Pagano bene e in fretta – assicura il titolare – hanno disponibilità di soldi e carattere imprenditoriale, non vogliono essere dipendenti e sono disposti a investire molto pur di rilevare un esercizio ed esserne i titolari. Gli imprenditori di zona, con cui ho preso i contatti prima di rivolgermi ai cinesi, temporeggiavano, cercavano sconti sul costo delle licenze, chiedevano dilazioni inaccettabili». I primi contatti sono avvenuti tramite un sito appositamente dedicato dove domanda e offerta si incontrano all’indirizzo www.vendereaicinesi.it. Le inserzioni sono scritte in italiano e in cinese e riguardano le attività più svariate; fino a qualche tempo fa la tendenza era di rivolgersi ai cinesi per vendere o affittare locali da adibire a uso industriale: oggi che i cinesi stanno diversificando i loro interessi commerciali e non sono più concentrati soltanto sul tessile è possibile trovare inserzioni di ogni tipo. In tempi di crisi altri montemurlesi ricorrono a questo tipo di contatti, seppur in maniera ancora limitata. È la declinazione locale di un fenomeno che da altre parti ha contorni molto estesi. Anche altri imprenditori, infatti, hanno passato la mano e si sono rivolti ai cinesi. Il bisogno stringente di liquidità fa sì che gli imprenditori orientali si mostrino come i destinatari privilegiati di offerte di questo tipo.

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