Il Tirreno

Prato

«Hanno capitali e idee, e così la città vive»

di Giovanni Ciattini
«Hanno capitali e idee, e così la città vive»

PRATO. Che i cinesi, dotati di buone risorse economiche, decidano di investire a Prato, così come ha fatto la coppia che ha rilevato la gestione dell’hotel Datini, al presidente dell’Unione...

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PRATO. Che i cinesi, dotati di buone risorse economiche, decidano di investire a Prato, così come ha fatto la coppia che ha rilevato la gestione dell’hotel Datini, al presidente dell’Unione industriale pratese, Andrea Cavicchi, appare del tutto logico e normale in questo momento storico. «E’ un passaggio naturale - spiega - non c’è da sorprendersi. A Prato c’è una comunità cinese che dispone di capitali da investire e negli corso degli anni, dopo aver scelto il tessile, le confezioni e il pronto moda, ora ha deciso di diversificare».

L’albergatore Rodolfo Tomada è lungimirante: a suo giudizio è una porta aperta alla clientela medio-alta interessata a visitare l’Italia.

«Se fossi stato un cinese avrei fatto anch’io così. Aver assunto il controllo di un albergo a due passi dall’autostrada e a pochi chilometri da Firenze è stata una mossa intelligente in prospettiva. Si calcola che per l’Expo 2015 verrà in Italia un milione di cinesi. Disporre di una struttura ricettiva in questa posizione strategica, soprattutto in una regione come la Toscana piena di suggestioni dal punto di vista turistico, rappresenta un buon investimento. E per Prato è un’opportunità interessante. Il turismo costituisce senz’altro un bel business per tutti».

Il giudizio è quindi positivo senza riserve

«Certo. In questo periodo di crisi è bene che la città sia viva, dimostri capacità di reagire e di non essere statica. Se vi sono capitali, italiani o cinesi, che aiutano la nostra economia a risollevarsi, non è altro che un bene. Questi imprenditori orientali, si guardano intorno e poi decidono dove investire. La mia speranza è che possano anche scegliere di dare un contributo anche alle nostre eccellenze culturali. Questo per me sarebbe molto positivo».

Una parte della città, soprattutto nei social, come Facebook, la notizia della cessione dell’albergo ha accolto con irritazione. Come l’ennesimo pezzo di città che se ne va. In questi casi c’è anche chi solleva dubbi sulla provenienza del denaro.

«E’ un atteggiamento sbagliato. Che in città, ma non solo all’interno della comunità cinese, vi siano problemi di degrado sociale, di lavoro nero, è vero. Ma senza conoscere bene i fatti è impossibile poter giudicare. Ritengo comunque che chi decide di uscire allo scoperto, di esporsi pubblicamente acquistando una struttura ricettiva come l’albergo Datini, sia facendo un’operazione di trasparenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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