La protesta
Rubano macchinari nei capannoni sequestrati: tre arresti
Prato, i ladri sono stati sorpresi dalla polizia municipale e sono finiti in manette. Lo sfogo dell’assessore Milone su Facebook: «Mi hanno rovinato la domenica». La polizia municipale: spesso un solo soggetto investitore e tanti prestanome
PRATO. Tre cinesi sono stati arrestati domenica dalla polizia municipale con l’accusa di furto aggravato. I tre, secondo quanto si apprende, sono stati sorpresi mentre rubavano all’interno di capannoni industriali sottoposti a sequestro in seguito ai controlli della squadra interforze.
L’assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone è venuto a conoscenza degli arresti ieri, domenica, e si è sfogato con un post sulla sua pagina Facebook: «Credevo di trascorrere una domenica tranquilla ma le nostre "risorse" pratesi sono riuscite a rovinarmela. A volte mi chiedo se ne vale la pena. Non aggiungo altro. Penso di fare una conferenza stampa su quanto è accaduto, non voglio limitarmi al semplice comunicato».

Nel corso della conferenza stampa, il comante della polizia municipale, Andrea Pasquinelli, e il commissario Flora Leoni hanno spiegato che il furto di macchinari è stato compiuto in un capannone di 2.000 metri quadri sequestrato lo scorso 16 ottobre in via Galcianese. C'erano già stati diversi tentativi di effrazione e così la polizia municipale ha organizzato un appostamento che si è protratto da mercoledì a sabato notte, quando un monovolume con tre persone è stato visto arrivare davanti al capannone. Due di loro hanno smontato quattro macchine circolari rammagliatrici e, seguiti discretamente dai vigili urbani, le hanno portato in un magazzino di San Paolo, dove sono stati fermati, mentre il terzo è in un primo tempo sfuggito alla cattura ma poi è stato arrestato quando ha raggiunto gli altri due al magazzino di San Paolo. Nel frattempo li aveva avvertiti con un sms: "Non venite qui, ci sono i cani". Uno dei tre (che hanno 26, 29 e 35 anni) è parente del titolare di una confezione cinese sequestrata giovedì scorso a Tavola, la stessa dove è stata trovata una busta paga da 280 euro.
Il comandante Pasquinelli ha spiegato che negli ultimi sei mesi ci sono stati una decina di tentati furti e furti veri e propri di macchinari sequestrati. Il fenomeno è dovuto anche al fatto che ora è più costoso (circa 100 euro) ottenere il dissequestro di macchine che in certi casi arrivano a costare migliaia di euro.
Un altro fenomeno di grande interesse che sta emergendo riguarda la titolarità delle aziende cinesi. "Abbiamo la quasi certezza - ha detto Pasquinelli - che il titolare delle attività che risulta alla Camera di commercio non sia quasi mai l'effettivo proprietario dell'azienda". Il vero proprietario sarebbe chi investe nei macchinari, ed è lo stesso che poi ha interesse a recuperarli quando vengono sequestrati. E' per questo, ipotizza la polizia municipale, che spesso i ladri colti in flagrante indicano un soggetto diverso dal titolare ufficiale.
Non solo. Dietro a tante attività con altrettanti nomi, spesso si celerebbe un solo soggetto che di volta in volta sceglierebbe un titolare fittizio. Questo schema sarebbe stato utilizzato anche nel capannone di via Galcianese su cui gravitavano tre aziende, una delle quali in rapporti con due maglifici italiani ma di cui non c'è traccia documentale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
