Il Tirreno

Prato

Bosi, il segretario gentiluomo

di Carlandrea Poli
Bosi, il segretario gentiluomo

Dicono di lui: ecco il ritratto del nuovo segretario del Pd di Prato fatto da chi gli è stato vicino negli ultimi anni

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PRATO. Gabriele Bosi, il segretario che sa ascoltare e (forse) decidere. Ascoltava i clienti “Al Castello”, la libreria che l'ha visto impiegato per alcuni mesi prima della chiusura. Ascolta l'eterogenea compagine di partito che l'ha sostenuto al congresso provinciale, affidando a lui una missione titanica: porre fine ad un lustro abbondante di guerricciole di corrente e restituire al Pd la cara unità perduta. Di lui l'ex datrice di lavoro Lucia Balestri porta in memoria soprattutto un dialogo avvenuto in più puntate, dietro al bancone, con Mara Verbigrazia, proprietaria di Marver’s nonché storica militante progressista: «Lei gli rivelava la sua delusione per la vecchia sinistra in Italia, suggerendogli di tenere almeno per Renzi. Lui l'ha sempre ascoltata con rispetto e poi è diventato segretario del partito».

Ascolto, senza irresolutezza. Un riconoscimento non da poco, per un giovane di 29 anni forgiato da undici anni di attivismo fra la Sinistra Giovanile, i Ds e il Pd. Un profilo condiviso da un suo amico dai tempi del liceo, Davide Ragone oggi consulente giuridico del ministro ai Beni Culturali, Bray: «Pacificando il partito potrebbe far diventare tranquilla la scelta del candidato sindaco». Ragone ci ritrova molto del suo amico quando gli si fa notare un dettaglio, un fotogramma della campagna elettorale in questo congresso: durante il dibattito televisivo a Toscana Tv, Bosi spalmato sulla poltrona nello studio televisivo, occhiali montati a metà naso, porge le braccia a disegnare un ovale e con le mani congiunte risponde alle domande della giornalista. Un “piccolo padre” pronto a comprendere e, se necessario, a recepire i più intimi travagli dei figli-compagni. Per quanto, più che a Stalin l'estetica del pizzetto coltivato fin dall'adolescenza – testimonia Ragone – conduca al suo predecessore, Lenin.

Un esempio di sottile umorismo, che – malgrado nella comunicazione politica l'apparenza sia sostanza – attenua nel suo racconto l'etichetta di serioso. «Dovrebbe sorridere di più» conferma, Massimo Taiti presidente di centrodestra della circoscrizione Centro, dove Bosi è da tre anni capogruppo. «Mi riempie di soddisfazione il fatto che venga dal mondo delle circoscrizioni. Stavolta, il Pd ha fatto la scelta giusta: è un ragazzo serio». Sulla sua ponderazione del resto si potrebbero citare storielle come la sua passione sui banchi di scuola per lo studio del sanscrito – le lettere classiche sono diventate il suo indirizzo di studi universitari – o il suo record alla biblioteca Lazzerini, quando ancora era ospitata in via del Ceppo Vecchio: «Un giorno – racconta Ragone – la commessa ci fece un calcolo: insieme collezionavamo il 20% di tutti i prestiti della città». Uscendo dall'aneddotica, poi, si potrebbe usare l'acronimo CDA, capire, decidere e agire. Un modus operandi già visto in azione da Serena Tropepe al circolo Tintori e su questa china gli consiglia di proseguire. Forse, però, varrebbe la pena di aggiungere alla sigla una “r”, come restare: «E' rimasto a lavoro fino al giorno di chiusura – dice Balestri – Si è comportato da gentiluomo più che da dipendente».

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