Finanza
2014: addio Provincia e circoscrizioni
Gli effetti: un risparmio di 700mila euro l’anno e una vertiginosa diminuzione di eletti e assessori, da 142 a 41
PRATO. L'elettore risparmierà tempo, il contribuente forse vedrà un'economia per 700 mila euro (con molte solide subordinate e poche fragili certezze). Nel mezzo, il ceto politico si troverà sottoposto a una severa cura dimagrante che porterà lo score di poltrone dalle attuali 142 ad appena 41. Cento scranni in meno, frutto di sforbiciate congiunte fra le Spending Review degli anni di Monti, il codice delle autonomie dei tempi di Calderoli e del tentativo reiterato di abolire le Province.
Via giunta e consiglio provinciale. Prendiamo quest'ultimo aspetto, tornato in cima all'agenda politica locale in seguito all'intervento di domenica scorsa di Graziano Delrio, ministro per gli affari regionali alla kermesse renziana alla Leopolda e all'intervista su “La Repubblica” di lunedì. Il governo dovrebbe seguire un inter parallelo: con un disegno di legge ordinario vorrebbe trasformare le Province in enti di secondo grado (non elettive, quindi) per poi abolirle con la procedura più complessa di revisione della Costituzione. Nel tempo sono state individuate come l'ente più inutile per eccellenza, prospettando economie di bilancio da capogiro, con un solo articolo che ne decretasse la chiusura. Fino a 1 miliardo di euro.
Prima doccia fredda, però, per il contribuente. Il miliardo immaginato è diventato 11 milioni di euro a livello nazionale. Dal giorno delle promesse al giorno dei decreti i miliardi di euro promessi di tagli sono diventati come i fantastiliardi, la moneta corrente immaginaria che ha libero corso a Paperopoli. Svaniti. A Prato togliere la giunta rimasta di 6 assessori e i 24 consiglieri provinciali comporterebbe un taglio di 411 mila euro. Una goccia nella vasca profonda della spesa pubblica cittadina. La discrepanza si spiega con un dato. Ogni stima iniziale sulla razionalizzazione delle uscite per le Province comprendevano il personale (non comprimibile) e il valore dei servizi erogati (difficilmente ascrivibili sotto la voce sprechi).
Il documento shock dell'Upi. Nella relazione sui costi della democrazia l'associazione che riunisce le 107 Province italiane denuncia che il passaggio di alcune competenze ai Comuni moltiplicherebbe i centri di spesa con un aggravio per le casse pubbliche fino a un miliardo di euro.
Il nodo della spesa per il personale. Il documento Upi ha il difetto d'origine, probabilmente, di essere scritto da chi è parte in causa ma resta evidente anche a Prato la sproporzione fra il monte indennità di consiglieri e assessori a fronte delle retribuzioni di dirigenti e dipendenti. Se gli organi politici non arrivano a mezzo milione di euro, il valore degli stipendi degli assunti arriva a poco meno di 6,8 milioni secondo la stima del budget 2013. Peraltro, Prato è nella fascia alta degli enti virtuosi in Italia, rispetto al patto di stabilità e nel rapporto fra spesa del personale e bilancio complessivo. La cattiva notizia per il cittadino è che parte del personale – insieme a alcune funzioni – verrà accollata alla Regione, la quale offre mediamente per i dirigenti un assegno superiore del 30%. Messi in fila, questi numeri sortiscono la reazione amara di Giuseppe Maroso, presidente del consiglio provinciale: “L'abolizione degli organi elettivi è un modo per allontanare i cittadini da chi eroga i servizi. Chi li governerà, verrà nominato dalla classe politica e non sarà più espressione dei cittadini”. Secondo l'ipotesi di Delrio sarebbero i sindaci a dover nominare il Presidente, che assolverà al suo mandato a titolo gratuito.
Il Comune. Le cesoie sui costi della politica si abbatteranno anche sul capoluogo. Essendo la popolazione della città inferiore ai 200 mila abitanti (190 mila secondo l'ultima stima) i componenti della giunta passeranno da 12 a 8, i consiglieri scenderanno da 40 a 32. Spariranno i 100 consiglieri di circoscrizione e le retribuzioni rimaste ai presidenti di circa 15.000 euro lordi annui a testa, perché nel frattempo i gettoni dei consigli sono stati aboliti. Una limatura modesta, che potrebbe avere, però, contraccolpi significativi nella vita delle periferie. L'assessore con delega al decentramento, Annalisa Nocentini si sta attivando per mantenere una mappa di uffici e servizi a disposizioni di quartieri e frazioni: «Andranno mantenuti. È impensabile tornare all'anagrafe accentrata da noi, dove le circoscrizioni hanno mediamente 37.000 abitanti e sono grandi quanto una città».
La semplificazione potrebbe tramutare in una complicazione: per mantenere la partecipazione nei 5 quartieri cittadini è probabile la nascita di altrettanti consigli interamente non elettivi e indicati dai partiti, per quanto a titolo gratuito.
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