Sicurezza
Il Cnr sloggiato dal Pin I ricercatori accusano
Il gruppo di studio sull’inquinamento atmosferico costretto a trasferirsi a Sesto Il coordinatore dà la colpa a Fioravanti: «Eppure c’era una convenzione»
PRATO. Se in futuro potremo reagire ai fenomeni atmosferici e capirli meglio, sarà anche merito del lavoro di un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) con sede al Pin, il Polo universitario pratese, che dal mese scorso, dopo aver ricevuto lo sfratto dai laboratori di piazza Ciardi, si è trasferito al Polo scientifico di Sesto Fiorentino continuando a fare ricerca sull’inquinamento atmosferico e sull’utilizzo dell’Information Technology per il monitoraggio e lo sviluppo della sostenibilità ambientale.
OCCASIONE PERSA. Prato ha perso così uno dei suoi fiori all’occhiello e con esso un’altra grande occasione di sviluppo economico e occupazione per il territorio.
«Il Cnr è una realtà che porta soldi (attraverso fondi europei per la ricerca) e produce lavoro: con noi collaborano diversi laureati usciti dalle nostre facoltà scientifiche - spiega Lorenzo Bigagli, uno dei ricercatori senior del gruppo - Con questi chiari di luna, nessuno può permettersi di buttare via un’occasione come questa e, da pratese, sono molto dispiaciuto per la mia città».
LA FUGA DEI CERVELLI. Lo sfratto ha prodotto la “fuga di cervelli” verso Firenze. A spingere questo gruppo di ricercatori a fare le valigie da Prato - una decina in tutto tra ingegneri, informatici e programmatori - non è stata la mancanza di risorse.
«Ci sosteniamo con fondi europei e collaborazioni con i principali attori del nostro settore, tra cui Nasa, Esa, Jrc e Nsf - precisa l’ingegner Bigagli - Non abbiamo mai chiesto soldi al Pin, anzi, glieli portavamo, collaborando a progetti di ricerca. Nell’ambito dell’Fp7, lo strumento attraverso il quale l’Unione europea finanzia la ricerca, abbiamo ottenuto fondi per 22 progetti, di cui 12 sono tuttora attivi». Tutto grasso che cola, si direbbe. Che però è andato sprecato.
LE ACCUSE. Una responsabilità, questa, che Bigagli attribuisce principalmente al presidente del Pin Maurizio Fioravanti, il quale non avrebbe visto nella ricerca a chilometri zero, ovvero nella vicinanza tra attività scientifica e bisogni del territorio, una straordinaria occasione di crescita per il Prato. Secondo Bigagli e il suo team, quella pratese era un’attività produttiva con tutte le carte in regola per rappresentare motivo di vanto per la città.
«Tra gli Enti pubblici di ricerca il più grande è proprio il Cnr - spiega - Oggi ne fanno parte circa ottomila persone, ripartite in oltre cento istituti sparsi in tutta Italia uno dei quali era ospitato a Prato, grazie a un accordo con il Pin». Cosa poi sia successo, lo spiega bene Bigagli nell’articolo “E buonanotte alla ricerca” pubblicato sul suo blog quasiterzo.blogspot.it: «Alla fine del 2011, al Pin avevano deciso di non rinnovare l’accordo con noi (che prevedeva anche una ricerca congiunta per 70mila euro) e ci avevano chiesto di liberare i locali. Fioravanti sosteneva che il Cnr non aveva titolo di stare al Pin, a meno che chiedesse all’Università di Firenze, in quanto comodataria del Comune, di attivare lì un proprio laboratorio». Come se fino a quel momento i laboratori al Pin fossero stati occupati abusivamente dal Cnr. Accusa che a Bigagli e al suo gruppo è apparsa pretestuosa e che, pertanto, hanno rispedito subito al mittente precisando che: «Primo, esiste una convenzione quadro tra il Cnr e l’Università di Firenze, poi esisteva già un accordo di collaborazione tra Pin e il nostro istituto, tra l’altro ancora valido, visto che scade a luglio 2014».
LA STORIA RECENTE. La collaborazione tra Cnr e Pin è iniziata nel 2004, all’interno del laboratorio che afferiva a un dipartimento di ingegneria dell’Università di Firenze.
«Allora eravamo in tre e facevamo la spola tra Prato e Potenza, dov’era la sede principale del nostro istituto. Col tempo il gruppo è cresciuto e ora siamo dieci persone. Un’altra decina di giovani laureati della zona ha lavorato con noi in questi anni per poi prendere altre strade».
Bigagli ha detto di aver fatto tutto il possibile per informare e sensibilizzare le amministrazioni sulla vicenda affinché si rendessero conto del danno che questa perdita avrebbe causato alla città. Sono passati, infatti, quasi due anni tra le parole e i fatti.
LE MOSSE DI CENNI E GESTRI. Nel frattempo Comune e Provincia, in testa il sindaco Roberto Cenni e il presidente Lamberto Gestri, avrebbero cercato di intercedere in favore del Cnr per invertire la tendenza rispetto all’orientamento della presidenza del Pin, ma non c’è stato niente da fare. «Hanno pure cercato di trovarci una nuova sede, ma non c’era nessun locale adatto e disponibile in tempo utile - afferma Bigagli - Ci hanno proposto anche il Creaf, dove saremmo stati disposti ad andare se avessimo avuto il tempo di aspettare l’agibilità». Nonostante lo sforzo bipartisan (molti politici erano al corrente delle intenzioni del Pin) la discussione si è chiusa con lo sgombero del Cnr avvenuto lo scorso 27 settembre, proprio in occasione - ironia della sorte - della “Notte europea dei ricercatori”, mentre Fioravanti presenziava all’iniziativa ponendo l’accendo sull’importanza della ricerca scientifica per Prato. «Ora ci spieghi - accusa Bigagli - perché ha voluto che il Cnr se ne andasse dal Pin e da Prato». Affermazioni, quelle del ricercatore, che sembrano destinate ad alimentare una polemica nel campo degli addetti ai lavori ma non solo.
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