Attenzione
Gestri: «Non mi aspettavo numeri così alti»
Il presidente della Provincia ha commissionato l’indagine che verrà inserita nel Patto per Prato sicura
PRATO. La prima indagine sull’impatto dell’economi cinese sul distretto pratese, l’ha fortemente voluta. E non da ora. «Mi ero proprio stancato di sentire affermazioni campate per aria pro o contro la comunità cinese». E’ stata questa la molla che ha portato il presidente della Provincia Lamberto Gestri a rivolgersi all’Irpet chiedendo un approfondimento vero e serio. Talmente tanto che l’indagine prodotta dall’Istituto di programmazione economica farà da “testo base” al Patto per Prato sicura firmato qualche settimana fa anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. «E’ il nostro contributo - spiega Gestri - al tavolo sulla sicurezza».
Gestri perché ha valuto a tutti i costi questa indagine?
«Perché sono fermamente convinto che sia giusto fare luce su un aspetto assolutamente sconosciuto che è appunto quello dell’attività economica della comunità cinese. E’ arriva l’ora di capire con chi da anni conviviamo e non per sentito dire. Con elementi i più certi possibile».
Che ne pensa dei numeri venuti fuori? Non le sembra sottostimata la quota di lavoratori irregolari nelle imprese cinesi?
«La ricerca indica in un terzo la quota di irregolari. Parlo da persona non esperta, ovviamente, ma che però si informa. Anche in America la quota di lavoratori immigrati irregolari che provengono per la maggior parte da Messico e America centrale, si attesta tra il 25 e il 30 per cento. Un dato che conferma quello della ricerca».
Non è rimasto sorpreso dal peso che hanno le imprese tessili cinesi sul totale di quelle del distretto?
«Francamente quello è un numero che mi ha molto stupito. Non credevo valessero la metà di tutte le imprese del settore tessile pratese. Mi sembra un dato molto alto che ha necessità di essere meglio chiarito».
Altra questione è quella della redistribuzione: della massa di ricchezza prodotta dalle aziende cinesi, secondo l’Irpet, in mani pratesi ne arriva solo l’un per cento.
«Ed è uno degli aspetti sui quali dobbiamo lavorare molto, per capire quali siano le azioni da fare per fare sì che gli scambi con la comunità cinesi aumentino anche nell’ottica di meglio tutelare il nostro territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
