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Prato

Prato, gaffe nel testo del regolamento del registro delle Unioni civili: si ammetteva la poligamia

di Carlandrea Poli
Prato, gaffe nel testo del regolamento del registro delle Unioni civili: si ammetteva la poligamia

All’articolo 1 della bozza si ammetteva il riconoscimento dell’”unione di due o più persone”. Il segretario generale è intervenuto per la correzione

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PRATO. Il regolamento delle unioni civili non si sblocca. In compenso la bozza originaria di delibera nascondeva un clamoroso refuso che avrebbe aperto la strada alla poligamia. È forse l'aspetto più lampante della commissione affari generali, che si è aggiornata con un nulla di fatto. Ovvero con altre riunioni di commissioni in calendario. A frenare non solo i gruppi consiliari di maggioranza, ma anche il Pd che dovrebbe farsene promotore ha chiesto tempo per assumere una posizione condivisa sul gruppo.

In compenso, stamani (giovedì 31 ottobre) ad alimentare la curiosità è stato il segretario generale, che ha rivelato di aver corretto un aspetto controverso, l'art.1 che prevedeva inizialmente il riconoscimento dell'unione fra due o più persone. Una prescrizione, che pur non avendo valore giuridico – il registro non ha assolutamente forza di legge – avrebbe aperto lo spiraglio ad una legittimazione all'ombra del Bacchino delle coppie allargate, comprese quelle che vivono in un rapporto di poligamia.

«Gli uffici – ha spiegato il segretario generale, Michele Pinzuti – hanno suggerito questa correzione per dare più stabilità alle unioni di due persone. Indirettamente allargando il numero dei componenti ammessi ci sarebbero potuti essere delle richieste di riconoscimento, magari islamiche, di legami affettivi fra un uomo e più donne».

Chiarito questo aspetto tecnico e che eventuali tutele alla poligamia e alla corrispondente poliandria possono arrivare solo dal legislatore e non da un atto amministrativo è interessante scoprirne la genesi. I proponenti sono due consiglieri del centrosinistra, Aurelio Donzella (Idv) quale artefice della mozione e della prima stesura della delibera e Andrea Colzi (Pd) cofirmatario. Entrambi rifiutano fermamente di voler fornire con l'istituzione del registro una pezza d'appoggio a famiglie allargate. “È soltanto un refuso, derivante da un copia-incolla sbagliato» è la giustificazione offerta da Donzella, che materialmente ha stilato la prima versione. Il nuovo testo prevede la possibilità di registrarsi fra due persone legate da un vincolo affettivo o di assistenza reciproca.

Un'espressione per comprendere non solo le coppie gay prive di qualsivoglia forma di matrimonio o di Pac, ma anche i legami non affettivi come quelli fra il sacerdote e la perpetua. Un argomento che non incanta l'anima cattolica della commissione, incarnata dal presidente Antonio Longo (Udc) il quale chiede prima di agire di comprendere la concreta utilità di questo strumento: “Verifichiamo se altrove abbia portato effettivi benefici alle coppie. In questo senso potrebbe tornarci utile anche il parere del ministero”. Giuridicamente non avrebbe valenza, specie per gli aspetti legati all'eredità o alla pensione di reversibilità del coniuge. Una considerazione sollevata dall'esponente del Pdl, Vittorio Lana. L'unico margine di efficacia riguarderebbe i bandi direttamente gestiti dal Comune, sui quali potrebbe far valere l'iscrizione nel registro per promuovere le pari opportunità.

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