Il Tirreno

Prato

È morta la missionaria del Mato Grosso

di Maria Lardara e Pasquale Petrella
È morta la missionaria del Mato Grosso

Per ventidue anni è stata al servizio dei più poveri in Bolivia e Perù, un male incurabile se l’è portata via. Oggi i funerali

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PRATO. Marta Ferraboschi, 58 anni, una vita dedicata agli altri con l’Operazione Mato Grosso, non ce l’ha fatta. Il male si è rivelato più forte di lei che pure, nella sua vita di missionaria, di battaglie ne ha fatte, ne ha vinte e fatte vincere tante soprattutto ai poveri del Sudamerica. Oggi pomeriggio alle 15, nella chiesa della Madonna dell’Ulivo, in via Zarini, le sarà dato l’ultimo saluto dopo che in tanti sono andati a pregare nella sua casa di famiglia dove la salma è stata esposta.

Marta, prima di cinque figli, di Anna e Giulio Ferraboschi arrivati a Prato negli anni Cinquanta dalla provincia di Reggio Emilia, e titolari dell’omonimo e ormai storico pastificio in via Tintori, ha trascorso gli ultimi ventidue anni come missionaria nel Sudamerica, prima in Bolivia e poi in Perù. Una scelta, quella di dedicarsi agli altri, maturata impegnandosi nel volontariato a fianco dei gruppi giovanili della diocesi pratese che Marta ha frequentato fin da giovanissima. Erano i primi anni Settanta quando con le sorelle dette vita a Prato al primo gruppo dell’Operazione Mato Grosso. Laureata in lingue, alla fine degli anni Ottanta ha conosciuto Armando Zappa ricercatore alla facoltà di agraria dell’università di Firenze che è poi diventato il marito e col quale, nel 1991, ha maturato la decisione di lasciare le comodità del mondo Occidentale e di dedicarsi ai più poveri trasferendosi nella missione di Escoma in Bolivia gestita dall’Operazione Mato Grosso.

L'Omg è un movimento che, attraverso il lavoro gratuito per i più poveri, offre a giovani e ragazzi la possibilità di numerose esperienze formative. «Per mezzo del lavoro i giovani intraprendono una strada che li porta a scoprire ed acquisire alcuni valori fondamentali per la loro vita: la fatica, il "dare via" gratis, la coerenza tra le parole e la vita, lo spirito di gruppo, il rispetto e la collaborazione verso gli altri, la sensibilità e l'attenzione ai problemi dei più poveri, lo sforzo di imparare ad amare le persone», si legge sul sito ufficiale dell’Omg. Ed è proprio questo che hanno fatto Marta ed Armando in Bolivia, dove hanno ospitato molti giovani, alcuni arrivati anche da Prato che, soprattutto d’estate, li raggiungevano per mettersi a disposizione per alcuni mesi dei più poveri impegnandosi come operai in lavori agricoli, di costruzione, di pulizia dei sentieri, di costruzione e gestione dei rifugi.

A Escoma, nel 2003, Marta accusa i primi problemi di salute ed è costretta a tornare in Italia per sottoporsi ad un intervento chirurgico e curarsi. Una volta che le condizioni sono migliorate è voluta tornare in Sudamerica dove peraltro è nata la figlia Anna che oggi ha venti anni. Non più però a Escoma dove non avrebbe potuto continuare il suo ciclo di cure perché in una zona priva di strutture sanitarie di un certo livello e troppo lontana dalle città. Con l’Operazione Mato Grosso sceglie la missione di Tomanga in Perù. Il male però si è riproposto negli ultimi tempi in maniera più virulenta e quando, nell’estate scorsa, è tornata per cercare l’impossibile a Milano, ormai era troppo tardi.

A Marta Ferraboschi, per il suo impegno, furono consegnate anche le chiavi d’oro della città di Prato. Una figura amata e apprezzata per il coraggio e l’impegno verso gli ultimi.

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