Il dolore
Bpvi, 31 esuberi in PrestiNuova
Aperta la procedura di licenziamenti collettivi dopo lo scontro coi sindacati
PRATO. La Banca Popolare di Vicenza ha avviato la procedura di licenziamenti collettivi, sulla base delle 223/91 nei confronti di 31 dipendenti già dipendenti PrestiNuova, un’azienda del gruppo specializzata in prestiti a fronte della cessione del quinto dello stipendio o della pensione. La lettera con la quale si annunciava l’apertura della procedura è stata inviata in questi giorni alle sigle sindacali. A riassumere quanto è accaduto è Pietro Borella sindacalista della Falcri.
«Si tratta dell’ultimo atto di una progressiva ristrutturazione della società PrestiNuova - spiega Borella - di cui prima è stata ridotta l’attività, trasferendo i servizi bancari a Palermo e poi soppressa la rete commerciale. Nei mesi passati i colleghi, venditori commerciali, sono stati inviati a lavorare presso gli sportelli Bpvi per insegnare la vendita del prodotto ai nostri colleghi e per imparare a muoversi nelle filiali. Si è trattato di una crescita professionale per tutti. Al momento della soppressione della rete commerciale l’azienda ha incontrato i sindacati per proporre l’assunzione dei 31 dipendenti nella Bpvi, che comunque hanno già buste paga Bpvi, a condizioni diverse da quelle generali, ovvero, ad esempio, niente contratto integrativo e nessuna tutela sulla mobilità. Di fronte a queste condizioni tutte le sigle, tranne Fabi e Uilca, si sono rifiutate di sottoscrivere l’accordo ritenendolo discriminante e inaccettabile. Avevamo proposto di applicare il meccanismo di solidarietà di gruppo o di prevedere la mobilità non sull’intero territorio nazionale, perché questo equivarrebbe a rinunciare al lavoro, ma ad una mobilità su ambiti più ridotti. Di fronte alla nostra presa di posizione l’azienda ha deciso di ricorrere alla 223, ovvero ai licenziamenti collettivi. E come motivazioni sono state addotte la crisi del settore, la mancanza di reddito e i costi troppo alti».
Un atteggiamento che la Falcri trova incomprensibile anche perché contravviene a precedenti dichiarazioni dell’azienda nelle quali si sottolineava il momento positivo del gruppo. (g.c.)
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