Il Tirreno

Prato

L’incognita Tasi preoccupa le imprese pratesi

I costi dell’energia sono cresciuti del 20% e il cuneo fiscale è oggi il problema più sentito da Confindustria

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Non solo cuneo fiscale, ma anche Imu e oneri sull'energia: capitoli, nella percezione delle industrie pratesi, fra i più sensibili per la fiscalità aziendale. Il testo della legge di stabilità ora all'esame del Parlamento presenta alcune aperture ma anche elementi di forte preoccupazione.Uno dei temi all'ordine del giorno è il cuneo fiscale, calcolato dall'Istat nella percentuale del 46,2% fra costi sostenuti dal datore di lavoro e retribuzione netta percepita dal lavoratore (dati 2010).

"La riduzione del cuneo fiscale è giustamente ritenuta da Confindustria una priorità assoluta - commenta il vicepresidente dell'Unione industriale Pratese Andrea Tempestini -. Il tema, di dimensione nazionale, è costantemente all'attenzione del Comitato tecnico fisco, dove come Prato contribuiamo a sostenere questa battaglia. I benefici che si prospettano sono meno che modesti, apprezzabili solo se concepiti come un primo passo verso sviluppi futuri. Ma non è certo questo l'unico punto dolente della fiscalità riferita al mondo del lavoro e delle imprese. Come Unione siamo voluti partire dall'esame della situazione in atto, correlata a precise caratteristiche aziendali: la proprietà dell'immobile che ospita l'attività aziendale e la presenza di impianti produttivi ad alta intensità di consumo di energia elettrica."

Quella svolta dall'Unione è un'analisi su un campione di 24 imprese manifatturiere del distretto di Prato. L'attenzione è rivolta al complesso del carico fiscale negli anni 2011 e 2012, ma è incentrata in particolare sulle voci Ici/Imu da un lato, accise e addizionali sull'energia elettrica dall'altro. L'analisi ha evidenziato che gli oneri fiscali sugli immobili produttivi e sull'energia hanno conosciuto significativi incrementi nel 2012 rispetto all'anno precedente, vanificano alcuni alleggerimenti registrati sui versanti Ires ed Irap.

E' emerso che, in particolare per le imprese del campione caratterizzate da forte presenza di produzione interna, le imposte sull'energia elettrica hanno avuto un incremento che sfiora il 20%. E questo nonostante la contrazione dei consumi conseguente il decremento della produzione. L'incremento del carico fiscale è l'effetto di una rimodulazione delle accise combinato all'abolizione dell'addizionale provinciale: ne è derivata una sensibile ulteriore penalizzazione delle imprese con un consumo di energia elettrica definibile come medio, in cui rientrano molte imprese pratesi.Il manifatturiero è tutelato a parole ma penalizzato nei fatti aggiunge Andrea Tempestini -. Accise e addizionali sull'energia, pesando soprattutto sulle imprese con maggior intensità di produzione, negli ultimi anni non hanno fatto altro che crescere, allargando sempre di più la forbice competitiva fra le nostre aziende ed i loro concorrenti a livello internazionale. Siamo in attesa della promessa ulteriore rimodulazione degli oneri sull'energia: l'auspicio è che venga data attenzione alle filiere produttive nel loro complesso, con riguardo particolare alle Pmi."

Ancora più significativo l'impatto del passaggio dall'Ici all'Imu: partendo dall'utile lordo (il risultato del conto economico prima dell'applicazione di Ires e Irap) come base di riferimento, per le imprese con immobili di proprietà l'incidenza dell'imposta Ici/Imu passa dal 4,1% (Ici 2011) all'8,3% (Imu 2012). "Come Comitato tecnico fisco di Confindustria abbiamo chiesto con forza che venisse introdotta la deducibilità dell'Imu per i beni strumentali delle imprese - conclude Tempestini -. Qualche beneficio c'è, ma non abbastanza da lasciare tranquilli: l'incognita Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili, potrebbe vanificare quel poco di positivo che è stato introdotto. Le resistenze rispetto ai provvedimenti a favore delle imprese nascono da visioni miopi: ci si concentra su misure poco incisive ma che interessano tante persone, e quindi tanti potenziali elettori, piuttosto che su strategie di politica industriale. Lo sviluppo, la ricchezza e l'occupazione però è fatta dalle imprese e segnatamente dalle filiere produttive. Cuneo fiscale, Imu ed oneri sui consumi energetici sono nodi cruciali per gli equilibri di bilancio delle aziende: è fondamentale che le politiche nazionali e locali ne tengano conto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa