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Prato, esposto contro il viadotto “low cost” - La documentazione

di Cristina Orsini
Prato, esposto contro il viadotto “low cost” - La documentazione

Raddoppio della Declassata al Soccorso, il gruppo Pd chiede all’Autorità di vigilanza di sospendere la delibera di settembre che dà il via libera ai lavori

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PRATO. Contro il progetto del raddoppio della Declassata al Soccorso - un viadotto di 700 metri, 10 campate, 36 piloni - il gioco si fa duro. Come annunciato, il gruppo Pd in consiglio comunale ha inviato all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture l'esposto nel quale si chiede un «provvedimento cautelare - si legge nel formulario inviato a Roma - che sospenda la delibera» con la quale la giunta Cenni il 17 settembre scorso ha da dato il via libera all'intervento, suddividendo il progetto in due fasi: la prima già esecutiva con la quale si realizzano le rampe per l'attraversamento di via Roma e di via del Purgatorio (lavori per 940mila euro, che con l'Iva al 10 superano il milioni) e la seconda con progetto definitivo, per la costruzione vera e propria del viadotto (costo 18milioni e spiccioli).

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Un'immagine del viadotto

La relazione del gruppo Pd inviata all'autority

«Si tratta - spiega il presidente del gruppo Massimo Carlesi, che ha firmato il ricorso - di una procedura messa in piedi dagli uffici tecnici del Comune in gran fretta che non può essere giustificata vista l'importanza e il costo dell'opera. E nella quale, inoltre, abbiamo riscontrato un numero impressionante di irregolarità». Di qui la richiesta di sospensione. Che si articola in alcuni punti molto chiari: «Facendo leggere con attenzione ad alcuni tecnici la documentazione relative agli interventi - continua Carlesi - ci siamo resi conto che in maniera anche piuttosto evidente alcune voci di spesa sono state artatamente sotto stimate, con contraddizioni nello stesso capitolato, per portare sotto la soglia di uno e di venti milioni le opere».

Il formulario inviato all'autority dal gruppo Pd

Il motivo c’è: sotto la soglia di un milione la procedura di gara è decisamente semplificata, sotto i venti milioni di euro invece - così vuole la legge - il progettista dell'intervento e il responsabile unico del procedimento sono ruoli che possono essere ricoperti da un'unica persona. Nel caso del raddoppio della Declassata, dal dirigente delle Grandi opere Lorenzo Frasconi.

Cos’è stato sottostimato? Un infinità di materiali e opere, secondo la relazione dei consiglieri: si va da minori quantitativi di calcestruzzo per le rampe, dal mancato calcolo degli oneri di smaltimento, alla riduzione delle misure, per esempio, delle barriere anti rumore. «E' un modo - aggiunge Carlesi - non corretto, per tenere nell'ambito comunale il controllo dell'esecuzione dell'intervento». Ed è questo il primo dei punti segnalati all'autority. Con il dettaglio dei costi.

Analizzando il vasto materiale tecnico relativo agli interventi, il Pd si è accorto di due discrepanze: «La prima fase di esecuzione - spiega Carlesi - quella delle rampe è scesa da un milione 335mila euro a poco più di un milione (con Iva, ndr) con base d'asta 940 mila euro, la seconda invece è passata da 24 milioni a 18 e 410 mila euro, Iva esclusa. Questo è stato possibile - continua - anche perché il Comune ha proceduto, in alcuni casi, all’acquisto diretto dei materiali da girare poi al vincitore dell’appalto». Insomma, secondo il Pd, così non si fa. E non si fa, tanto più, di avviare un’intervento infrastrutturale senza avere, in cassaforte, l’intero ammontare della somma «come è previsto - sottolinea Carlesi - dalla legge quadro sulle opere di interesse nazionale come è il raddoppio della Declassata».

Chiaro il punto: secondo il Pd la prima fase dell’intervento è finanziata «con residui di cassa della realizzazione dei sottopassi di via Nenni e della Questura, ma per terminare il viadotto i soldi (che dovrebbero arrivare dal governo, nella misura di 15 milioni, ndr) ancora non ci sono». Ed è questo il motivo per il quale il gruppo democratico chiede all’autority la sospensione della delibera «in attesa dei finanziamenti onde evitare danni all’ente pubblico» è scritto del formulario. «L’intento di questa manovra - afferma Carlesi - è evidente: far partire i lavori sulle rampe il prima possibile per escludere qualsiasi possibilità di raddoppio interrato. La si fa passare come un’opera urgente per mettere in sicurezza la viabilità attuale ma il rischio è - conclude - visto che mancano i soldi per proseguire i lavori, di restare per anni con opere parziali: rampe stradali sostenute da muri di cemento attestate nel vuoto, ma di enorme impatto».

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