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Prato

Datini, in pochi decidono l’occupazione

Datini, in pochi decidono l’occupazione

Tra le motivazioni dell’agitazione la situazione deficitaria dell’edificio e i non buoni rapporti con la dirigenza

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PRATO. Occupano, ma non è dato sapere perché. E’ un muro di silenzio quello che alzano gli studenti dell’istituto Datini, che ufficialmente non hanno dichiarato ieri mattina le motivazioni del gesto di occupare la loro scuola. La cronaca della mattinata all’istituto di via Reggiana inizia già alle prime luci dell’alba, quando un gruppo di ragazzi scavalca il cancello per sigillarlo con un lucchetto verde, in modo da sbarrare l’accesso a insegnanti e custodi e impedendo così il regolare svolgimento delle lezioni anche per chi non gradiva la scelta di occupare. Il manifesto degli occupanti del Datini è racchiuso nello striscione appeso all’ingresso dal “Collettivo 14 dicembre”, che così recita: “Se chi lotta è un delinquente, allora siamo tutti criminali”. Intanto fra gli studenti s’annuncia che «domani (martedì 29, ndr), l’occupazione s’allargherà all’istituto Marconi»: il legame fra le due scuole è segnato dalla figura di Daniele Santagati, preside del Datini con funzioni di reggente al professionale Marconi. Parlando con i ragazzi, si capisce come la decisione di occupare sia stata presa da pochi, tanto che durante le varie assemblee studentesche che si sono susseguite fra le 9 e le 11, ad alzare la mano per il parere favorevole è stata una cinquantina di alunni (1.400 gli studenti del Datini). Molti gli astenuti perché secondo alcuni la protesta, inizialmente nata per altre ragioni, avrebbe assunto poi una connotazione politica. Tra gli studenti serpeggia una certa insofferenza nei rapporti con il dirigente Santagati che, al momento dell'occupazione, si trova negli Stati Uniti. Ieri, all’ora di pranzo, fuori dal Datini era un deserto. Impossibile varcare la soglia del cancello, con il fuggi fuggi dei pochi ragazzi radunati fuori appena fa capolino un giornalista. Piano piano, si apre una crepa sul muro di silenzio intorno alla scuola: chi denuncia le pessime condizioni strutturali in cui questa versa e la carenza di manutenzione (in primis, gli sciacquoni dei bagni non funzionanti), chi si lamenta perché la dirigenza scolastica tenderebbe a sottovalutare i momenti di dibattito sui temi dell’attualità.

«Chi esce dall’alberghiero non trova più lavoro come un tempo: forse si dovrebbe ripensare la funzione della scuola alla luce dei cambiamenti del mercato del lavoro», è il commento di uno dei promotori. Intanto il mondo delle associazioni studentesche s’infiamma dopo l’occupazione di minoranza del Datini. «Ma una minoranza – fa notare il movimento della Giovane Italia vicino al centrodestra - non può decidere per tutti» .

Maria Lardara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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