Sicurezza
Occupazione di minoranza all’Istituto professionale Datini
Prato, un gruppo di studenti ha messo un lucchetto al cancello impedendo l’ingresso di docenti e bidelli. Non vogliono riflettori. Martedì si replica al Marconi
PRATO. Non vogliono nessun riflettore puntato addosso, ma quando chiedi loro il perché di questo atteggiamento, preferiscono trincerarsi dietro un “no comment”. Diventa un piccolo “giallo” l’occupazione dei ragazzi dell’Istituto Datini di via Reggiana che ha preso il via questa mattina, lunedì 28 ottobre. A promuoverla il "Collettivo 14 dicembre" che all’ingresso della scuola ha appeso uno striscione che così recita: «Se chi lotta è un delinquente, allora siamo tutti criminali».
Il lucchetto verde alla cancellata, comunque, dimostra la volontà palese di non far entrare nessuno, né insegnanti né custodi, così da bloccare l’intera attività didattica. «Domani (martedì 29), l’occupazione s’allargherà all’istituto Marconi», si limitano ad annunciare gli studenti. Parlando con loro, si capisce come la decisione di occupare sia stata presa da pochi, tanto che durante le varie assemblee studentesche che si sono susseguite fra le 9 e le 11, ad alzare la mano per il parere favorevole sia stata una cinquantina di alunni su 1.400 studenti.
Qualcuno, fra i ragazzi, prova ad aprire una crepa sul muro di silenzio che i compagni hanno voluto creare intorno alla scuola: si racconta che la sede versa in pessime condizioni strutturali, che la dirigenza scolastica tenderebbe a sottovalutare i momenti di confronto e di discussione sui temi dell’attualità e che l’istituto non sarebbe più all’altezza rispetto ai cambiamenti del mercato del lavoro.
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