Sicurezza
Dalla povertà cinese a quella pratese Dormire in una stanza con 10 posti letto
PRATO. Nel capitolo "Prato, vorrei dirti 'Ti amo' ma non è facile", la scrittrice Hong racconta la vita di Prato: i pro e i contro delle attività lavorative intraprese dai cinesi a Prato, dal...
PRATO. Nel capitolo "Prato, vorrei dirti 'Ti amo' ma non è facile", la scrittrice Hong racconta la vita di Prato: i pro e i contro delle attività lavorative intraprese dai cinesi a Prato, dal produttore di pronto moda al ristoratore: «Nei giornali vengono segnalati dei mestieri o delle opportunità lavorative che si possono intraprendere a Prato, dicono che è facile fare business e non importa neanche conoscere l'inglese visto che qui non avrebbe alcun senso. Con i sequestri e i controlli il lavoro nel pronto moda è diventato duro e molti si sono spinti alla ristorazione ma la crisi ha tagliato il numero dei clienti. Qualcuno si è persino avventurato nelle vendite al mercato ma la crisi ha danneggiato non solo i mercanti cinesi ma anche italiani».
La descrizione senza veli di Hong continua con gli alloggi per chi giunge a Prato in cerca di lavoro e in mancanza di permesso di soggiorno e di un contratto per ottenerlo ha bisogno di un letto: «in un ostello può pagare 10 euro a notte, ma esistono tariffari mensili. Alcuni sono così poveri che possono permettersi solo stanze da 10 posti letto collocate in un spazio di 15 mq da 5 euro a notte. Alcuni ostelli non offrono solo servizio di alloggio ma anche di vitto. I cinesi anziani a Prato parlano quasi tutti wenzhounese». Hong parla anche dei mezzi pubblici, di come più spesso che mai nonostante alle fermate siano segnalati gli orari di arrivo, non vengano mai rispettati. Spiega come i biglietti non vengono venduti sul bus bensì in appositi punti vendita (che in Cina non esistono, ma vengono venduti una volta saliti a bordo dall'addetto ai biglietti).
Più avanti spiega come i cinesi senza la cucina cinese non vivono: «la cucina occidentale va bene una volta o due, ma troppo vien da urlare "riso, riso, portatemi del riso».
La scrittrice conclude il capitolo descrivendo i cinesi di Prato come persone comuni, la stragrande maggioranza viene dalle campagne. Vivono a Prato e lavorano a Prato, mettono al mondo figli e crescono le figlie: «Sia che abbiano i soldi o che non ne abbiano, in questa città hanno una miriade d'interessi e di legami: difficili da tagliare e difficili da comprendere Prato, vorrei dirti ti amo ma non è facile!».
Di Yang la scrittrice racconta: «Nella provincia dello Fujian, nella città del Fuqing, nel paesello Shapo, diviso tra montagne e mare, i campi sono pochi ..Nei villaggi cinesi, più si è poveri più si hanno figli e più si hanno figli più si è poveri. Yang ha sei figli, quattro maschietti e due femmine. Anche se il padre di Yang ha vissuto un'intera vita nel villaggio, fosse stato anche il più povero avrebbe comunque dato ai suoi figli un'istruzione, "dai a un uomo un pesce e lo sfamerai per un giorno, insegna la pesca a un uomo e lo sfamerai per tutta la vita"; questo suo padre lo sapeva. Così Yang nel 1977 si è diplomato come carpentiere, avere un mestiere e sicuramente non sarebbe morto di fame. Alla nascita del terzo figlio, ha capito la difficoltà della situazione. Con una moglie, tre figli e la madre da mantenere e le responsabilità che aveva nei loro confronti lo hanno spinto ad emigrare, ogni secondo è un'opportunità per cambiare la propria vita.
Malia Zheng
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google