Il Tirreno

Prato

Stretti tra l’argine e la fogna che tracima

di Alessandra Agrati
Stretti tra l’argine e la fogna che tracima

La trappola per gli abitanti di via del Calice: «Sono anni che attendiamo, la nostra pazienza è finita». Il borgo è semi isolato

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PRATO. C'era una volta un bel borgo che sorgeva in aperta campagna sulle sponde del Calice, ora ci sono dieci famiglie disperate che devono lottare contro il traffico pesante che transita a pochi metri dalle abitazioni, i riflussi delle fognature e il degrado.

Siamo in via del Calice al confine fra il comune di Prato e quello di Agliana, un agglomerato di case dove vivono anche persone anziane. «Da quando è stato aperto il depuratore – spiega Alessandro Niccolai – la nostra vita è cambiata, abbiamo perso la tranquillità e tutta la bellezza di questo luogo è scomparsa».

Il primo problema sono le fognature: quando piove le acque nere tracimano e invado le abitazioni. «Esiste un difetto di tiraggio – spiega Niccolai – probabilmente non sono state progettate in modo giusto, ma ogni scroscio di acqua che arriva dal cielo per noi è motivo di apprensione. Anche lunedì scorso si è ripetuto puntualmente il solito copione. Per assurdo ci fa meno paura il Calice».

L'altra criticità, anche questa con due lustri alle spalle, è la viabilità; i camion diretti al depuratore sono costretti a passare per una strada stretta che costeggia le abitazioni, in media ne transitano cento al giorno di dimensioni diverse.

«La viabilità è tragica – spiegano gli abitanti – la via è poco più di un viottolo di campagna che non regge il peso degli autoarticolati e infatti le case sono piene di crepe e i muri a sostegno della via sono crepati».

Qualche residente ha fortificato i muriccioli con dei pali di cemento, ma non è sufficiente. «Non capisco come mai la rotonda con la nuova tangenziale di Montemurlo è praticamente pronta – dice Niccolai – ma anche in questo caso tutto resta fermo». Il borgo, inoltre, dallo scorso marzo è isolato; il traffico sul ponticino sopra il fiume è stato vietato perchè gli argini sono crollati, anche la via di Calice che portava direttamente a S. Ippolito è stata chiusa. Per raggiungerlo bisogna prendere la tangenziale, arrivare alla rotonda dopo Agliana e poi tornare verso Prato. «Quando poi c'è bisogno di un' ambulanza – continua Niccolai – bisogna aspettare i conducenti alla rotonda: 9 volte su 10 nessuno ci trova».

Completa il quadro la mancanza di manutenzione degli argini e dei canali, quello che corre lungo il ponte dell' autostrada è diventato una discarica a cielo aperto. «Ci siamo offerti anche di venire a pulire – spiega – ma il terreno è delle autostrade e non ci permettono di entrare. Il rischio inondazione è ancora più alto».

Anche sul fronte Calice non si ride. La piena di lunedì scorso ha mangiato buona parte degli argini. «A maggio – spiega sconsolato Niccolai - sono venuti i tecnici a fare i carotaggi: i campioni sono rimasti in mezzo al prato». La sopportazione degli abitanti è finita: presto partirà una lettera al sindaco di Prato e al presidente della circoscrizione Ovest.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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