Gori: “Prato dovrebbe disconoscermi? Mi dispiace tanto, ho voluto bene alla citta”
Scambi polemici sul Monumento al Vento di Karavan, il collezionista Giuliano Gori risponde all’ambientalista Marco Monzali: “La Torre doveva diventare il simbolo dell’ecologia europea”
PRATO. Giuliano Gori, collezionista di fama internazionale, padre della Fattoria di Celle, un percorso di 80 installazioni di arte ambientale, di conferenze stampa in vita sua ne ha fatte proprio poche. Quella di oggi, sabato 26 ottobre, convocata al Metastasio, ospite il presidente Umberto Cecchi, è stata inaspettata e piuttosto diversa: perchè la Torre del Vento di Karvan, fortemente voluta da Gori per Prato negli anni Ottanta, non è stata la protagonista della discussione.
Gori invece ha voluto rispondere pubblicamente e direttamente a quelle che ha ritenuto offese pesanti: «Marco Monzali - ha detto Gori - persona che non conosco e che se fosse in questa stanza non riconoscerei, afferma che Prato dovrebbe chiudermi le porte in faccia, dovrebbe disconoscermi. Mi dispiacerebbe molto perchè a Prato ho voluto sempre tanto bene».
Giuliano Gori parla del Monumento al Vento
Antefatto: ambientalisti, in testa Monzali e comitati hanno ricominciato a sparare cannonate (negli anni Ottanta la battagli la vinsero anche perché l’artista si ritirò) contro il progetto che il sindaco Roberto Cenni ha ripescato dal cassetto e secondo il quale per la cifra di 500mila euro verrà collocata sulla cima della Calvana a Poggio Castiglioni l’opera dell’israeliano Dani Karavan. L’affondo - contro l’installazione e contro il collezionista - è venuto in un assemblea pubblica infuocata al centro sociale di via dei Tintori. E’ lì che si sono gettate ombre sull’attività e sulle motivazioni di Gori.
Che non ha messo tempo in mezzo e ha rispedito ogni accusa al mittente. Guardando ben in faccia alcuni esponenti dei comitati che si sono presentati al Metastasio: Roberto Dei (Coordinamento dei comitati, Comitato per la Fattoria medicea, varie altre associazioni) e Franco Aspite, anche lui del Coordinamento dei comitati. Uno scambio finito con la presa di distanza dei due «dagli apprezzamenti di Monzali sulla sua persona - ha detto Dei rivolto a Gori - anche se restiamo convinti che Monzali ha ragione a bocciare il progetto».
Gori ha raccontato la genesi del progetto: una torre di una trentina di metri, di un metro e cinquanta di diametro che si illumina con il vento grazie a delle batterie eoliche: «E più vento c’è - ha spiegato - più la torre diventata brillante e visibile a grande distanza». Ma ha anche affermato con chiarezza che «questa volta sono fuori dai giochi. Ho detto bravo al sindaco quando ho saputo delle sue intenzioni. Ma io le mani nella melma non le rimetto».
«Prato ha sempre avuto tante ciminiere - ha ricordato Gori - e alto rischio di inquinamento. Che però non c’è mai stato perchè a Prato spira la tramontana. In omaggio al vento e apprezzando l’arte di Karavan è nata l’idea del monumento». Che al Comune e quindi ai cittadini, all’epoca, non sarebbe costato nulla: «Chiedemmo la partecipazione popolare - ha proseguito Gori - chi voleva metteva 5 milioni ma non di più e solo pratesi. Però accettammo anche l’offerta del grande Adriano Olivetti e di alcuni parlamentari europei che anzi si offrirono di prendere come simbolo dell’ecologia europea la Torre del vento di Prato».
Le batterie eoliche l’impresa le offrì gratuitamente, il terreno in Calvana lo comprò Gori e lo regalò al Comune, Karavan avrebbe lavorato gratis. Ora sarà molto diverso.
Che ha fatto Gori per la città che oggi dovrebbe disconoscerlo? Lo ha raccontato lui tesso: «Ho contribuito a far arrivare a Prato la donazione Lipchitz; la nostra famiglia ha donato una nuova abside al Duomo e ho ricomprato all’asta la testa del grande Cristo del Duomo che nel Mille andò a fuoco. Restò solo il volto e venne disperso. Io per caso lo ritrovai e lo restituii alla città».
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