Sicurezza
Narnali, la psicosi del rapinatore seriale in bicicletta
Gli scippi ai fontanelli dell’acqua, le rapine violente: ormai sono decine i colpi effettuati dal malvivente
PRATO. Non volevano credere ai propri occhi quando hanno letto sui giornali che la sorella di Benigni è stata scippata nella loro lavanderia, quella che sorge accanto al bar Eco. Per le titolari Barbara Iannettone e Catia Bottazzi la notizia è stata un fulmine a ciel sereno. Ormai, in quel di Narnali, la storia del rapinatore seriale su due ruote si tinge sempre più di mistero. Tanto più ora che ha mietuto una vittima “illustre” come Albertina Benigni, la sorella del mitico “Robertone” che martedì sera, intorno alle 22, è stata derubata e spintonata nei locali di via Pistoiese da un uomo poi fuggito in bicicletta.
Le telecamere a circuito chiuso dovrebbero riuscire a individuare il responsabile. «Noi qui chiudiamo alle 20 e la lavanderia a self-service rimane in funzione fino alle 22.30, quando viene la guardia giurata a chiudere – raccontano Catia e Barbara -. Non era mai successo che uno entrasse e rapinasse i nostri clienti. Siamo molto dispiaciute per l’accaduto: d’ora in poi anche noi terremo gli occhi aperti».
Raggio d'azione circoscritto quello del rapinatore seriale in bicicletta, solito colpire donne e anziani e che, stando alla testimonianza di Monica Pedrini, cliente della lavanderia di via Pistoiese, potrebbe essere lo stesso che agisce con una dinamica simile anche nei paraggi dei giardini di via Toscanini, vicino al fontanello pubblico. «Sicurezza è una parola sconosciuta tra San Paolo e Narnali – lamenta Monica -. Dovrebbero intensificare i controlli: poche settimane fa mi hanno portato via una moto parcheggiata sotto casa, oltre ad aver rubato nella mia auto per pochi spiccioli. Quando sono andata a sporgere denuncia, ho scoperto che alcune persone erano state rapinate mentre si fermavano a prendere l’acqua alla fontana». Anche ai giardini di San Paolo la dinamica sarebbe quella del furto in bicicletta ma non è detto che si tratti dello stesso balordo che risulta dalla descrizione della polizia.
Ne sa qualcosa la signora Anna Colzi che abita tra la lavanderia e la farmacia di Narnali: suo marito Marcello, ultraottantenne, non si è ripreso ancora dallo choc di una settimana fa, quando il rapinatore seriale, sempre in bicicletta, lo ha avvicinato sul tardo pomeriggio mentre transitava a piedi nel sottopasso di via Ciulli (chiuso ancora per sequestro giudiziario ma di fatto utilizzato da chi abita in quelle zone), aggredendolo alle spalle e portandogli via il portafoglio. «Ora mio marito ha paura a uscire ed è ancora tutto dolorante – racconta la signora Anna -: facile prendersela con le persone di una certa età. Ma dove sono le forze dell’ordine se si sa che questa è una zona presa di mira?». Intanto sulla soglia del bar Eco di via Pistoiese non si fa che commentare la notizia della rapina ai danni di Albertina. «Stai a vedere che ora lo prendono perché è stata rubata lei», è la battuta di Gianni e Giorgio. Che non hanno vagamente idea di chi possa essere l’autore di questi scippi in serie, aventi come denominatore comunale la violenza verso la vittima, spesso anziani e donne sole.
Davanti ad Anna Colzi abita un consigliere comunale: anche lui fa Colzi di cognome, preoccupato per l’escalation di questi episodi che, avendo inizialmente come teatro il sottopasso del cimitero di Chiesanuova, si stanno spostando verso Narnali e San Paolo. «Oltretutto, non lontano ha aperto il nuovo ospedale: a maggior ragione bisogna rafforzare la sicurezza e sorvegliare questa zona», sottolinea il consigliere Andrea Colzi.
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