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Mobbing al lavoro, tredici anni dopo ottiene giustizia

Mobbing al lavoro, tredici anni dopo ottiene giustizia

PRATO. Una storia di mobbing che inizia 13 anni fa. E che si conclude con una sentenza del tribunale del lavoro di Prato dal sapore “agrodolce”. Il protagonista si chiama Luciano Baldi, di...

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PRATO. Una storia di mobbing che inizia 13 anni fa. E che si conclude con una sentenza del tribunale del lavoro di Prato dal sapore “agrodolce”. Il protagonista si chiama Luciano Baldi, di professione imbozzimatore di filati alla Nabucco srl di Montemurlo (azienda del gruppo Penelope spa). Ma a spezzare la tranquilla routine dell’operaio è il comportamento che il datore di lavoro avrebbe assunto fra il 2000 e il 2005: il titolare, recita la sentenza, «ha reiteratamente posto in danno del ricorrente le condotte illecite, in quanto ingiuriose, minacciose e violente». Due le testimonianze decisive di colleghi del Baldi che hanno inchiodato il titolare: quest'ultimo, stando alla ricostruzione del tribunale, avrebbe iniziato nel gennaio 2000 a inveire e offendere in pubblico Baldi che reagiva con crisi di pianto. Scene molto spiacevoli, tali da turbare l’equilibrio psicologico del lavoratore. Una in particolare, resa nota sempre dai testimoni, ovvero i lanci ricorrenti contro Baldi del “nasello”, l’oggetto in ferro che viene avvitato ai subbi, oltre a martello, chiavi e barroccine. Un inferno per Baldi che piano piano scivola nel tunnel della depressione come dimostrano le diverse perizie psichiatriche e medico-legali che si susseguiranno negli anni, definendolo «un disturbo dell’adattamento cronicizzato con aspetti emotivi “misti” di grado lieve». Un danno biologico permanente nella misura del 6%, quantificato a partire dal settembre 2003, quando il lavoratore iniziò a manifestare i primi sintomi depressivi con assunzione di psicofarmaci. Nel dicembre 2005 Luciano firma la lettera di dimissioni dalla Nabucco. Era stato vittima di “mobbing”, certificato dallo psichiatra Vannucchi di Prato, quanto basta per portare in tribunale l’ex datore di lavoro. «Fu una delle prime cause per mobbing intentate a Prato ma dalla depressione non mi ripresi più», racconta Baldi che dalla depressione non si riprese più. Solo che la causa si è trascinata per le lunghe, affidata a due diversi legali (l’ultimo quello dell’avvocato Elena Baldi di Pistoia) finché, arriva la sentenza di pochi giorni fa che prevede che Baldi venga risarcito con una somma di circa 15mila euro, 5mila per danno da lesione permanente dell’integrità psicofisica della persona e 9mila per danno da lesione temporanea di sei mesi, importi comprensivi di rivalutazione Istat dal 2003. Baldi però non canta vittoria anche perché oggi ha 60 anni ed è disoccupato da luglio, licenziato da un’orditura dove negli ultimi 5 anni aveva ripreso a lavorare come magazziniere. Complice la riforma Fornero, per la pensione gli manca ancora qualche anno e oggi deve tirare avanti con l'assegno di disoccupazione dell’Inps. «Ringrazio il direttore della Bpv di Montemurlo che negli anni più difficili mi ha bloccato il mutuo della casa. Questa sentenza è giusta perché mi riconosce il danno da mobbing ma il risarcimento ottenuto (il ricorrente aveva chiesto 100mila euro) non basterà a ripagare il dolore e i sacrifici della famiglia per la mia depressione».

Maria Lardara

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