Il Tirreno

Prato

Violenza e minacce sull’operaio, un imprenditore di Prato condannato per mobbing

di Maria Lardara
Violenza e minacce sull’operaio, un imprenditore di Prato condannato per mobbing

Luciano Baldi, oggi sessantenne, lavorava alla Nabucco di Montemurlo: «La sentenza è giusta ma il risarcimento ottenuto, solo 15 mila euro, non basta a ripagare il dolore»

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Una storia di mobbing che inizia 13 anni fa. E che si conclude con una sentenza del tribunale del lavoro di Prato dal sapore “agrodolce”. Il protagonista si chiama Luciano Baldi, di professione imbozzimatore di filati alla Nabucco srl di Montemurlo (azienda del gruppo Penelope spa). Ma a spezzare la tranquilla routine dell’operaio è il comportamento che il datore di lavoro avrebbe assunto fra il 2000 e il 2005: il titolare, recita la sentenza, «ha reiteratamente posto in danno del ricorrente le condotte illecite, in quanto ingiuriose, minacciose e violente».

Due le testimonianze decisive di colleghi del Baldi che hanno inchiodato il titolare: quest'ultimo, stando alla ricostruzione del tribunale (la sentenza è stata emessa l’8 ottobre dal giudice del lavoro Carlotta Consani), avrebbe iniziato nel gennaio 2000 a inveire e offendere in pubblico il signor Baldi che reagiva con crisi di pianto. Scene molto spiacevoli, tali da turbare l’equilibrio psicologico del lavoratore.

Una in particolare, resa nota sempre dai testimoni, ovvero i lanci ricorrenti contro Baldi del “nasello”, l’oggetto in ferro che viene avvitato ai subbi, oltre a martello, chiavi e barroccine. Un inferno per Baldi che piano piano scivola nel tunnel della depressione come dimostrano le diverse perizie psichiatriche e medico-legali che si susseguiranno negli anni, definendolo «un disturbo dell’adattamento cronicizzato con aspetti emotivi “misti” di grado lieve».

Un danno biologico permanente nella misura del 6%, quantificato a partire dal settembre 2003, quando il lavoratore iniziò a manifestare i primi sintomi depressivi con assunzione di psicofarmaci. Nel dicembre 2005 Luciano firma la lettera di dimissioni dalla Nabucco. Era stato vittima di “mobbing”, certificato dallo psichiatra Vannucchi di Prato, quanto basta per portare in tribunale l’ex datore di lavoro.

«Fu una delle prime cause per mobbing intentate a Prato ma dalla depressione non mi ripresi più», racconta Baldi. Solo che la causa si è trascinata per le lunghe, affidata a due diversi studi legali (l’ultimo è quello dell’avvocato Elena Baldi di Pistoia che ha preso in mano il caso) finché, alla fine, giustizia viene fatta. La sentenza di pochi giorni fa prevede che il signor Baldi venga risarcito con una somma di circa 15mila euro, 5mila per danno da lesione permanente dell’integrità psico-fisica della persona e 9mila per danno da lesione temporanea di sei mesi, importi comprensivi di rivalutazione Istat dal 2003.

Baldi però non canta vittoria anche perché oggi ha 60 anni ed è disoccupato da luglio, licenziato da un’orditura dove negli ultimi 5 anni aveva ripreso a lavorare come magazziniere. Complice la riforma Fornero, per la pensione gli manca ancora qualche anno e oggi deve tirare avanti con l'assegno di disoccupazione dell’Inps. «Ringrazio il direttore dello sportello di Montemurlo della banca popolare di Vicenza che negli anni più difficili mi ha bloccato il mutuo della casa. Questa sentenza è giusta perché mi riconosce il danno da mobbing ma il risarcimento ottenuto (il ricorrente aveva chiesto 100mila euro ndr) non basterà a ripagare il dolore e i sacrifici della famiglia per la mia depressione. Il mobbing è una piaga ancora troppo silenziosa degli ambienti di lavoro, per questo ho voluto portare alla luce la mia storia».

"Processo concluso in tempi davvero celeri". Per un nostro errore nella prima versione di questa notizia era stato pubblicato nel sommario che "il tribunale del lavoro aveva impiegato tredici anni per emettere la sentenza", in realtà, come è riportato correttamente nell'articolo, la causa è durata molto meno come riassume la sottosezione Anm presso il tribunale di Prato: "il processo è stato incardinato presso il tribunale di Prato in data 25 agosto 2010 ed è stato definito dal giudice del lavoro assegnatario, dottoressa Carlotta Consani, in data 8 ottobre 2013. Si fa presente, inoltre, che la collega ha preso in carico il fascicolo soltanto nell'aprile del 2011, la data della presa delle funzioni presso il Tribunale, per cui, considerata anche l'ampiezza dell'attività istruttoria richiesta dalla controversia nonché la complessità delle tematiche coinvolte, il procedimento si è concluso in tempi davvero celeri. L'Anm esprime piena vicinanza alla collega Carlotta Consani apprezzandone l'operato nella delicatissima funzione di giudice del lavoro presso il tribunale di Prato". Il Tirreno si scusa per l'errore coi lettori e con l'interessata.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web