Il Tirreno

Prato

Vecchio ospedale, storia di un’opera nata scaduta

di Giuseppe Gregori
Vecchio ospedale, storia di un’opera nata scaduta

Il Misericordia e Dolce di Prato chiude quarant’anni dopo l’inaugurazione. Per costruirlo ce ne erano voluti quasi venti

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(Foto primi anni Sessanta: quando al posto del Misericordia e Dolce c'erano gli orti)

PRATO. I locali dell'ospedale "vecchio", che tanti problemi stanno creando alla nostra città, ora che sono vuoti e si pensa che sia difficilissimo proteggerli a lungo da possibili occupazioni di spacciatori o semplici senza tetto, hanno rischiato seriamente di non essere mai costruiti.

ospInfatti, negli anni Trenta del secolo scorso, in pieno regime fascista, si era deciso di realizzare un moderno ospedale nei pressi del Soccorso (nella foto a destra il progetto dell'ospedale "mancato"), di cui resta testimonianza nella palazzina in stile razionalista di fronte alla chiesa. Sul tracciato dell'attuale declassata passava l'autostrada Firenze-Mare, che rappresentava la modernità e la città si protendeva verso di essa, come un prolungamento del centro storico.

Nel giugno del 1939 fu posata la prima pietra del nuovo ospedale e i lavori andarono avanti per un paio d'anni, poi furono interrotti dalla mancanza di fondi, causata anche dalla Seconda guerra mondiale. Nel 1944, dopo la liberazione della città, il CLN affidò allo scrittore Armando Meoni, vecchio socialista, la presidenza dell'ospedale (meglio dello "Spedale Misericordia e Dolce") che continuava a funzionare (decorosamente, dice lo stesso Meoni) nei vecchi locali storici: la pavimentazione era ancora quasi interamente costituita da mattoni.

Queste notizie le apprendiamo dalla breve prefazione che lo stesso Meoni scrisse a una pubblicazione a cura dello "Spedale" stesso, uscita nel 1965, quando Carlo Montaini sostituì il vecchio presidente.

Nel 1944 c'erano nell'ospedale di Prato poco meno di 250 posti letto, pari a 1,7 letti per ogni mille abitanti; vent'anni dopo i posti letto erano 550 (in casi eccezionali elevabili di altri 20), pari a 3,3 letti ogni mille abitanti: si era ancora lontani dal rispetto della norma che prescriveva 7 posti letto ogni mille abitanti, ma la percentuale era stata raddoppiata, pur di fronte alla forte crescita della popolazione del mandamento (70mila abitanti in più).

Fin dai primi anni ‘50 fu posto all'ordine del giorno il problema di riprendere la costruzione di un nuovo ospedale.

ospTuttavia appariva poco praticabile proseguire i lavori al Soccorso, perché nei terreni intorno alla palazzina già realizzata erano stati costruiti capannoni per aziende che avevano alimentato l'economia di guerra. Si pensò di vendere i terreni del Soccorso e, con il danaro incassato, realizzare il prolungamento dell'ospedale esistente nei terreni a esso adiacenti e adibiti a orti.

(Un'immagine del cantiere dell'ospedale)

Anche questi terreni hanno una storia antica non trascurabile: quando fu realizzata la cinta muraria del Trecento si pensava che la città avrebbe avuto uno sviluppo demografico tale da riempire tutti gli spazi; ma il sacco della città, all'inizio del Cinquecento, e la successiva epidemia di peste avevano causato un rallentamento della crescita della popolazione, lasciando ampi spazi vuoti, che furono usati, appunto, per la coltivazione.

La storia della progettazione e della realizzazione dei monoblocchi così come li possiamo vedere oggi è una tipica storia italiana: tra la prima richiesta di approvazione al Ministero (1955) e l'inaugurazione dell'ultimo lotto (1973) passano diciotto anni. Il primo progetto viene restituito dopo un anno senza neanche essere stato analizzato, per mancanza di fondi da parte del Ministero stesso.

Tra il 1959 e il 1965 arrivano le autorizzazioni necessarie e parte dei finanziamenti: al momento in cui Meoni lascia la presidenza si attendono ancora cento milioni, promessi ma non ancora erogati e si spera che sia concesso un ulteriore finanziamento di trecentocinquanta milioni. Lavorano attivamente ad assicurare i finanziamenti all'ospedale di Prato, in tempi diversi, tre ministri socialisti (così assicura Meoni): Pieraccini, Mariotti e Mancini.

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I problemi da risolvere, dal punto di vista urbanistico ed edilizio non erano semplici: andava aperto un varco nelle mura in direzione sud, per realizzare un'entrata in grado di far passare ambulanze e altri mezzi; andava realizzato un collegamento con gli edifici storici, che fosse funzionale e che non arrecasse danno agli stessi. Nel frattempo le leggi si modificavano ed aumentava lo spazio necessario per ogni posto letto e non va dimenticato che la popolazione di Prato era in costante aumento: dopo aver superato i 100mila abitanti all'inizio degli anni Sessanta, si avviava a superare i 150mila a metà del decennio successivo, man mano che i locali prendevano forma aumentava il bacino dell'utenza.

ospLe autorità ministeriali divisero l'iniziale progetto in tre stralci, allo scopo di seguire meglio l'evoluzione dei lavori. L'apertura della cinta muraria ebbe bisogno di autorizzazioni da parte degli Enti per la tutela del patrimonio artistico.

(Nelle foto: interni del vecchio ospedale)

Come spesso accade per i lavori pubblici nel nostro Paese, gli edifici dell'ospedale giunsero alla fine della costruzione in parte già superati, la qual cosa rese necessari continui lavori di adeguamento che proseguirono almeno fino alla prima metà degli anni Ottanta. Un testimone oculare, Giuseppe Esposito, attuale presidente del circolo Arci di Borgonuovo, che prese servizio in ospedale nel 1981, ricorda che, in quell'anno, i cantieri edili erano ancora in piena attività.

Come anticipato, Armando Meoni fu sostituito da Carlo Montaini, cui succedette Fosco Bettarini, poi Romano Logli. Alla fine degli anni Settanta fu realizzata la riforma sanitaria con la creazione delle Usl e inizia un'altra storia. Una storia fatta anche di interventi, modifiche, ristrutturazioni che significano ingenti investimenti, anche negli ultimi anni, quando già si stavano realizzando i nuovi edifici. Un ospedale ha bisogno di manutenzione e ristrutturazioni continue, perché, come ha scritto Meoni con rara efficacia: «Il malato di oggi non può aspettare l'ospedale di domani».

(Le immagini furono raccolte dal Cral dei dipendenti dell'ospedale e sono state messe a disposizione dal dottor Claudio Sarti che ringraziamo)

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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