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Prato, incertezze sul futuro del Fabbricone
Il consigliere comunale Pd Simone Mangani solleva alcuni interrogativi legati al possibile cambiamento di destinazione: da teatro a ipermercato
PRATO. Il teatro Fabbricone rischia di chiudere? A porre l’interrogativo è Simone Mangani, consigliere comunale Pd. «Nel2014 si festeggeranno i primi quarant'anni del teatro toscano più famoso nel mondo. Il caso vuole che quel teatro, il Fabbricone, sia a Prato e non a Firenze né altrove. Il caso vuole, si fa per dire, così come all'epoca vollero Luca Ronconi e l'amministrazione comunale. Non vorremmo che il regalo di compleanno per il Fabbricone fosse quello di decidere della sua chiusura o del suo totale stravolgimento. Sotto questo profilo, non rincuora certo che il presidente del Metastasio sia stato costretto a dire pubblicamente che non vi è stato alcun contatto con la famiglia Balli, proprietaria dell'area. Da quanto si legge circa le intenzioni della proprietà, infatti, l'idea di massima per l'area ove il Fabbricone si trova da un paio di secoli è: galleria commerciale, con super-ipermercato di contorno (o viceversa), il tutto fra via Bologna, via Mozza sul Gorone, via Targetti, via Abati».
«Laproprietà - prosegue Mangani - presenterà i progetti che riterrà opportuno, come regola vuole, il Comune di Prato dovrà valutare e dire la parola definitiva. Preoccupa pertanto, e grandemente, che il sindaco attenda che la progettualità della proprietà faccia il suo corso prima di esprimere un indirizzo o un'idea; lo sviluppo urbanistico non è a-la-carte, non dovrebbe esserlo. Sarebbe una iattura che il 2014 si aprisse con il funerale del Fabbricone e con un nuovo progetto di urbanizzazione che di nuovo non ha nulla e che coinvolgerebbe un'area che si espande da via Bologna a viale Galilei. Un'area potenzialmente estremamente interessante, no nv'è dubbio, ma assolutamente da non destinarsi ad una sepoltura definitiva della vocazione di Prato nel nome di uno schema vecchio, vecchissimo, destinato a seppellire il presunto rilancio del centrostorico tanto sbandierato dall'amministrazione Cenni».
« L'Università e la Ferrovia sono ad un passo, gli alloggi per i centinaia di studenti fuori-sede latitano, la sede della polizia municipale originariamente prevista al Serraglio è ormai una chimera, ci si riempie la bocca con Prato città della contemporaneità ed il modello richiamato qual è? Risposta: "i Gigli", come si legge sull'articolo del 19 ottobre pubblicato su La Nazione. Finiremmo sui giornali di tutto il mondo: "il Fabbricone chiude, al suo posto Zara, soddisfazione del sindaco Cenni».
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