Sicurezza
Provincia di Prato e sindacati ai ferri corti
Cgil, Cisl e Uil hanno dichiarato lo stato di agitazione, la polizia provinciale ha già approvato di procedere ad uno sciopero e si prospetta anche una denuncia per comportamento antisindacale
PRATO. «La Giunta provinciale deve dirci se avalla le scelte della sua dirigenza oppure no». Nel duro scontro con Palazzo Banci Buonamici che presto potrebbe sfociare in una denuncia per comportamento antisindacale, Cgil, Cisl e Uil tirano in ballo la politica e in particolare il presidente dell'ente Lamberto Gestri.
«Non vogliamo mettere alla berlina nessuno, nè chiedere la testa di alcuno – spiega Fabrizio Gorelli della Funzione Pubblica Cgil, ma prima di procedere con il ricorso al giudice del lavoro per comportamento antisindacale vogliamo una presa di posizione da parte della giunta provinciale perchè la questione non è più di semplice contratto decentrato o di relazioni sindacali. Sono in discussione i servizi e le attività dell'ente. Gestri ci dica se appoggia le scelte del direttore generale e del direttore personale anche perchè se ci sarà una condanna per comportamento antisindacale sarà in capo al presidente, non ai suoi dirigenti».
Lo scontro tra amministrazione provinciale e sindacati è iniziato molti mesi fa. Numerosi i punti di disaccordo, la drastica riduzione del fondo produttività, la sua ripartizione ritenuta non equa, la mobilità concessa secondo criteri giudicati poco trasparenti, la mancata riorganizzazione dell'ente e la partita delle trentacinque ore per la polizia provinciale legata ad una vecchia contrattazione decentrata che l'ente ha voluto disdire. Questioni che poche settimane fa hanno portato Cgil, Cisl e Uil a dichiarare lo stato di agitazione. Ed è qui che la situazione è precipitata. La regola infatti, vuole che durante lo stato di agitazione, fino a che le parti non vengono convocate dalla Prefettura per il tentativo di raffredda mento, non ci siano atti unilaterali da entrambe le parti. Il 30 settembre invece, il direttore generale Massimo Migani ha emesso un ordine di servizio per il nuovo orario della polizia provinciale a decorrere dal giorno seguente, il 1° ottobre. Un atto forte che oltre a far fallire la procedura di raffredamento, ha aperto la strada verso il ricorso al giudice del lavoro. Per dare il via libera ai legali si attende l'opinione della giunta provinciale a cui è stato chiesto un incontro. «Il problema non è la produttività riscossa dai lavoratori – spiega Enrica Cappelli della Cisl – ma la qualità dei servizi resi ai cittadini e l'indirizzo politico non può non verificarlo. Pensiamo agli unici due sorveglianti idraulici che stanno sulla riva del fiume 24 ore senza reperibilità e il riconoscimento della turnazione». Patrizia Pini della Uil pone l'accento sulla distribuzione del fondo produttività che premia pochi e con stipendi già alti: «Siamo passati da un minimo di 700 ad un massimo di 100 euro lordi del 2012 ad una forbice che va da 300 euro per molti a 2100 euro per pochi. Troppa sperequazione nel personale». Il 29 ottobre i sindacati incontreranno il personale per decidere se procedere con lo sciopero, già approvato dalla polizia provinciale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
