Il Tirreno

Prato

La Grassi snc chiude, licenziati 43 operai. Bando da 7,6 milioni

di Ilenia Reali
La Grassi snc chiude, licenziati 43 operai. Bando da 7,6 milioni

La newco nata da tre aziende di edilizia non aveva lavoro Si aspettano offerte di acquisto entro il 12 dicembre

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PRATO. La parola “the end” è arrivata nella storia che da oltre due anni tiene sul filo i lavoratori dell’azienda Grassi snc, newco di tre aziende dell’edilizia di proprietà dell’omonima famiglia di Poggio a Caiano. I liquidatori di uno dei concordati più complessi della storia del distretto hanno deciso che era inutile tentare di andare avanti e che, con la scadenza della cassa integrazione straordinaria, era arrivato il momento di chiudere definitivamente l’azienda e avviare una procedura di mobilità per i 43 dipendenti. L’azienda (con tutti i suoi beni) sarà messa in vendita - il bando è in pubblicazione - per una cifra di 7,6 milioni di euro. Se entro il 12 dicembre non ci saranno offerte sarà venduta divisa in tre “tronconi”: la parte di movimentazione di calcestruzzo, quella di trasporto e quella di produzione di calcestruzzo con sede a Empoli.Ieri c’è stata l’assemblea dei lavoratori ai quali Cgil, Cisl e Uil hanno reso note le intenzioni dei liquidatori giudiziali. Per loro adesso si profilano 18 mesi di mobilità retribuita.«I commissari - ha commentato Emilio Testa del sindacato edili della Cgil che ha parlato con i colleghi di Cisl e Uil Enrico Menici e Francesco Romano - si sono resi conto che non c’erano le commesse e il lavoro sufficiente per tenere in piedi un’azienda che comunque aveva dei costi importanti. In questo tempo è stato provato a vendere l’azienda ma non c’è stato nessun interesse vero. I commissari ci hanno detto che, nonostante le notizie trapelate alcuni mesi fa, non c’è ma neppure stata una trattativa arrivata a livelli da tenersi interessanti».

I lavoratori sapevano bene, del resto, che difficilmente l’azienda poteva salvarsi. «Abbiamo fatto tutto il possibile, e i dipendenti ne erano al corrente - commentano i sindacati - affinché si potesse usufruire per più tempo possibile degli ammortizzatori sociali. Per il resto ci aspettavamo che la situazione arrivasse a questo punto». Due anni che non sono però stati affatto sereni. Alle preoccupazioni dei lavoratori si sono infatti sommati veleni e controveleni tra proprietà e una parte dei dipendenti fatte di lettere anonime e minacce.

 

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