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Il vivaio Galli pronto ad alzare la bandiera bianca

Il vivaio Galli pronto ad alzare la bandiera bianca

PRATO. L’ultima conta dei danni risale soltanto a sette mesi fa. Poi l'estate ha fatto tirare un sospiro di sollievo, riaccendendo in loro speranza di una ripresa del lavoro. Ma appena cade qualche...

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PRATO. L’ultima conta dei danni risale soltanto a sette mesi fa. Poi l'estate ha fatto tirare un sospiro di sollievo, riaccendendo in loro speranza di una ripresa del lavoro.

Ma appena cade qualche goccia in più (si fa per dire), il dramma si ripete per l’azienda florovivaistica che ha la sfortuna di sorgere proprio ai piedi dell’argine del Calice.

All’alba di ieri mattina, Rinaldo e Maicol Galli, padre e figlio proprietari di un'azienda florovivaistica in via Argine del Calice (possiedono altro vivaio molto più piccolo a Chiazzano, nel pistoiese) erano già a Casale a mettere in riparo almeno i mezzi di lavoro, in quella distesa di sette ettari che per loro è stata foriera di tanti guai più che di reddito. «Non riscuoto uno stipendio dal dicembre 2009, quando la rottura dell’argine causò danni da 2 milioni di euro e le piante sprofondarono in una buca d’acqua alta quattro metri - ricorda Rinaldo Galli -. Basta un temporale per mandare in malora mesi e mesi di lavoro e sacrifici. Stamattina (ieri, ndr) si è allagato di nuovo tutto il campo: il riflusso della cassa di espansione, giustamente aperta a Ponte alle Vanne per alleggerire la pressione lungo il fiume, si è riversato sui miei terreni di via Argine del Calice. Che me ne faccio adesso di 5mila cipressi piantati per la prossima primavera? Soldi e investimenti buttati via».

Per il florovivaista Galli la ferita provocata dall’alluvione nel 2009 non si è mai rimarginata. L’azienda aveva ricevuto dalla Regione un risarcimento di 130mila euro per i danni subiti a fronte di una stima di 400mila euro, che ai Galli sono serviti giusto per coprire le spese legali e la perizia.

Ma se è vero che al peggio non c’è mai fine, allora è il caso proprio di dirlo per i florovivaisti Galli a Casale.

Piogge e maltempo sono lo spauracchio di padre e figlio che, dopo l’alluvione del 2009, dovettero anche licenziare l’unico dipendente.

«Maledico il giorno che ho scelto di aprire al Calice la mia attività. Il prossimo anno andrò in pensione e l’intenzione di mio figlio è quella di chiudere tutto. A queste condizioni - ammette rammaricato Rinaldo Galli - non c’è verso più lavorare» . Uno sfogo amaro ma più che comprensibile tenendo conto dei sacrifici quotidiani che è chiamato a sopportare chi vive del provento della terra e delle piante che coltiva giorno dopo giorno.

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