La manifestazione
Un budello sotto la strada regno degli scippatori
Abitanti e comitati protestano per l’insicurezza del sottopasso che va al cimitero e chiedono che il loro quartiere ritrovi un “cuore” e la dignità di centro abitato
PRATO. «Si è avvicinato da dietro in bicicletta e mi ha preso la borsa. Io ho gridato, l’ho preso per la ruota di dietro ma non c’è stato niente da fare. E’ scappato con tutte le mie cose: soldi, bancomat, documenti, chiavi di casa, telefono». Maria Mattei è stata scippata il 15 settembre scorso all’uscita del sottopasso che collega la frazione di Chiesanuova al cimitero. E’ una delle tante persone, soprattutto anziani, vittime di scippi e rapine in quel cunicolo che passa sotto la tangenziale e unisce il centro del quartiere e il cimitero.
Un cunicolo, salutato al momento dell’inaugurazione dagli amministratori come una grande opera, che invece fa diventare rossi di rabbia gli abitanti di Chiesanuova che si sono sentiti privati della libertà di muoversi all’interno del paese, di andare a trovare i propri morti senza rischiare di vedersi portar via le cose care.
Il sottopasso è vissuto come un intruso nel quartiere. Un intruso come tante grandi opere che sono state realizzate in quell’area della città (l’ospedale a Galciana, il Parco Prato a Tobbiana, il sottopasso dell’ospedale ora in fase di costruzione) che hanno portato benefici ma che hanno costretto le istituzioni a ridisegnare la viabilità e gli assetti urbanistici di tutta l’area peggiorando una già precaria situazione di Chiesanuova che, meno di altri paesi, aveva un’anima e che più - e prima di altri - l’ha persa.
Chiesanuova da sempre, del resto è un quartiere considerato appendice di Prato, un quartiere popoloso e popolare.
«Un quartiere con cui non ci si è confrontati per deciderne lo sviluppo - si lamenta Antonella Cocchi, in rappresentanza dei comitati riuniti per protestare - e che invece chiede di essere ascoltato, che ha delle proposte e dei progetti che vuole vadano avanti».
Il quartiere è cresciuto, pare, perdendo spazi dedicati al parcheggio, aree verdi allestite, piste ciclopedonali che con il traffico che oggi sopporta sarebbero salutate col sorriso. Lo sa bene Umberto Materassi che si muove in sedia a rotelle e che è costretto a strisciare ai lati delle strada tra il manto sconnesso e la terra battuta dove i marciapiedi sembrano essere una chimera.
«Per prima cosa - interviene Rita Biancalani, anche lei dei comitati cittadini - è necessario consentire di passare dal sottopasso in sicurezza. Servono dei controlli in ingresso e in uscita e, per chi non vuole utilizzare questo passaggio, la possibilità di salire gratis in autobus salendo a Chiesanuova e scendendo al cimitero. Poi però va pensata una soluzione definitiva perché così non può andare».
No, non può andare. La gente ha così paura che a volte rischia attraversando la tangenziale passando da un piccolo varco aperto nel new jersey. Lo sostengono a gran voce la trentina di persone che si sono ritrovate per manifestare il loro disappunto. Da Gianna Mannelli, a Tina Lena,a Graziella Franci passando per Maria Simonetti. «Questo sottopasso - dicono - è una porcheria. Come tante altri spazi non gestiti del quartiere».
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