Il Tirreno

Prato

Fondazione, la partita comincia adesso

di Carlandrea Poli
Fondazione, la partita comincia adesso

La scommessa è rinnovamento contro continuità. Ma le nomine sono state fatte secondo il manuale Cencelli

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PRATO. A prendere per buona la definizione della neopresidente Romagnoli la Fondazione Cassa di Risparmio avrebbe scelto il «rinnovamento che valorizza l'esperienza». Altri, più smaliziati e conoscitori dei delicati meccanismi di funzionamento della fondazione non fanno mistero di preferire una definizione all'insegna del realismo: «rinnovamento nella continuità».

La distanza si misura nelle parole e in particolar modo nella scelta della priorità per il prossimo quadriennio: per Romagnoli deve essere lo sviluppo. Nulla da obiettare da parte delle voci più esperte se non che i compiti della fondazione sono indicati dallo statuto e nello scorso mandato – sotto la presidenza di Albini – la voce più importante è stata la solidarietà. A fianco ovviamente all'impegno tradizionale a supporto di progetti di formazione e di istruzione e dei beni culturali. Un contrasto che si avverte in queste sfumature, il massimo consentito, in fondo, dopo mesi di impasse per la nomina degli organi sociali come mai era accaduto nella storia della fondazione Cariprato nei suoi 12 anni di storia. Da quando, per intenderci, venne costituita il 13 agosto del 1992 come continuazione ideale della Cassa di Risparmio.

La fondazione ha dovuto nel tempo gestire il cambio di referente: da Mps alla Banca Popolare di Vicenza. Il nuovo consiglio d'indirizzo dovrà ridefinire i rapporti con Zonin giunti al minimo storico a causa della disfida sulla collezione dei quadri. Sarà uno snodo chiave per comprendere se con Romagnoli prevarrà l'elemento del rinnovamento o della continuità. Per capirsi, il vicepresidente Orazio Carlesi ha seguito personalmente l'operazione di fusione Cariprato-Bpv che ha portato il peso della fondazione nel pacchetto azionario della Cassa dall'8% a circa l'1%. Le pressioni degli ambienti della Curia, che hanno in Guido Giovannelli il rappresentante più autorevole nonché uno dei capifila delle trattative per concordare i nuovi assetti, spingono in direzione contraria affinché venga sancita la definitiva rottura. «Zonin gli ha dato una mano» è una battuta che circola in via degli Alberti. L'aiuto alla ripresa e a chi deve guidarla, ad ogni modo, racchiude gli appetiti veri. L'intreccio significativo è fra la Fondazione e alcuni dei suoi soci istituzionali. Specialmente il Comune, che ha caldeggiato a luglio un azzeramento della rosa di candidati in seguito al pericolo paventato di assistere alle stesse scelte che poco hanno scommesso sullo sviluppo. Vitamine per la crescita, del resto, sono state invocate negli incontri al caminetto con Provincia, Curia e associazioni di categoria dal sindaco ma anche dal Pd. I motivi delle due votazioni andate a vuoto in estate, del resto, andavano ricercati nel ghiotto patrimonio – 90 milioni di euro – forse l'unica vasca di liquidità rimasta in mano ai pratesi per fare in proprio politiche di distretto. Su questo si giocherà il futuro più che sugli equilibri interni, rispetto ai quali si registra un sostanziale pareggio: l'Unione mantiene la presidenza, il Comune ottiene la vice-presidenza, mentre alla Provincia con Fioravanti tocca il posto di consigliere delegato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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