Il Tirreno

Prato

«Chi non ha paura della verità può abbattere ogni pregiudizio»

di Barbara Burzi
«Chi non ha paura della verità può abbattere ogni pregiudizio»

Intervista all’inviato del programma Le Iene, anima dello spazio Compost che chiude i battenti «In questa città serve un esercito di produttori di cultura capaci di intessere relazioni tra le etnie»

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PRATO. Mentre infila la chiave nella toppa per aprire la porta della sede del Compost, non può fare a meno di pensare che quella sarà una delle ultime volte in cui ci metterà piede.

Lo spazio di via santa Chiara chiude. Quel laboratorio teatrale orientato alla ricerca e con una forte impronta multiculturale che l’attore cinese Yang Shi (il suo volto è diventato noto facendo l’inviato del programma tv Le Iene) aveva contribuito a dare, sta per mettere fine alla sua esperienza a Prato: città che lui stesso aveva scelto come sua seconda casa dopo Milano, dove abita. E di colpo tutti i ricordi affiorano alla sua mente tra una stretta di mano e un caloroso saluto, di quelli che si danno a chi si rivede volentieri dopo tanto tempo. Perché qui, Yang, si è fatto un sacco di amici e costruito una rete di relazioni.

«Ci sono venuto per la prima volta nel 2007 lavorando al PPP (associazione che gestisce il Compost, ndc), laboratorio teatrale ai cantieri culturali curato da Letizia Russo e Cristina Pezzoli - racconta - una regista, quest’ultima, che ho conosciuto al provino per “Madre Coraggio” di Brecht, dove ho recitato nel ruolo del figlio minore, Schweizerkas. Una produzione indipendente che arrivò a Prato nel 2009, anno di elezioni. Il conflitto culturale e sociale che si consumava in quel periodo anche a scopo e elettorale, era interessante ai fini del nostro progetto culturale basato sul cercare di comprendere le “ragioni del nemico” e di scoprire la falsa coscienza dietro cui tutti si nascondono, attraverso strumenti artistici nuovi».

Prendiamo il fenomeno immigrazione: «Se si riuscisse a portare alla luce la verità - dice- ci si guarderebbe in faccia con più consapevolezza e sarebbe più facile trovare soluzioni concrete ai problemi».

Prato vista da fuori. «È conosciuta come la città dei cinesi - afferma - non viene minimamente percepita come un grande laboratorio, che, per le sue peculiarità, potrebbe aiutarci a comprendere i fenomeni socio-economici in atto».

Competenze nuove. «Il punto non è se lo spazio Compost chiude - afferma - ma chi darà risposta a quei problemi, sui quali in questi anni di ricerca abbiamo appoggiato la lente d’ingrandimento: trovare soluzioni è il compito di qualcun altro».

Yang ammette di sentire il peso della responsabilità di aver instillato solo qualche goccia di «quel virus capace di contagiare gli altri stimolando la creatività nel ricercare soluzioni nuove ai problemi».

«Servono competenze nuove - afferma - non esistono figure formate per gestire questa situazione, che è del tutto nuova. Per abbattere il pregiudizio servirebbe un esercito di produttori di cultura in grado di creare reti di relazioni con gli appartenenti alle diverse etnie, affinché si sentano coinvolti nella soluzione dei problemi della comunità».

Il sogno italiano di Yang. Nello Stivale ha messo piede all’età di 11 anni. Yang Shi arriva dallo Shandong, una provincia a sud della Cina. Suo padre si era trasferito in Italia già da alcuni anni, a un certo punto decise di portarci anche moglie e figlio.

«Nel mio paese eravamo una famiglia benestante, ma volevamo stare meglio - spiega Yang - la provincia da dove vengo è molto tradizionalista, noi cercavamo la nostra America. Il mio sogno era quello di diventare un pittore».

La sua vena artistica è venuta fuori più avanti, durante gli anni dell’Università. «Il mio approdo in teatro è stato tormentato - continua - ci sono arrivato passando per il canto lirico e mollando la Bocconi a 4 esami dalla tesi. Volevo stare sulla scena per dire delle cose, ma non capivo cosa: vivevo il conflitto del mio essere diverso, finché non ho incontrato Cristina, che ha visto in me qualcosa di speciale che nessuno aveva visto prima».

Accusa, infatti, di miopia molte delle persone incontrate nel suo cammino: «Non riconoscevano nel mio essere italo-cinese un talento che poteva anche servire al paese».

La Iena torna in tv. Prosegue la collaborazione di Yang con il celebre programma. Proprio lo scorso aprile ha finito di realizzare un servizio in Cina che andrà in onda, presumibilmente, entro la fine di ottobre. «L’intento - precisa - è quello di far conoscere e agli italiani la vita di un cinese medio nel suo paese mostrandone le varie sfaccettature».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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