Il Tirreno

Prato

Marcolana, un altro debito da 600mila euro

di Francesca Gori
Marcolana, un altro debito da 600mila euro

A rischio la continuità lavorativa alla Mabro: i dipendenti rischiano lo sfratto per un affitto non pagato

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PRATO. Altri guai, in Maremma, per Barontini. Il giudice Marco Mezzaluna, venerdì ha emesso l’ordinanza di rilascio del capannone Mabro a Grosseto se Marcolana, la società pratese di Barontini per la quale è stato decretato il fallimento non pagherà a Royal Tuscany quanto dovuto per l’affitto, Abbigliamento Grosseto dovrà lasciare il capannone. Insomma, la Mabro rischia lo sfratto per un debito da 592mila 500 euro, maturato al 30 settembre.

Royal Tuscany aveva stipulato il contratto di affitto del capannone con Abbigliamento Grosseto, che a sua volta aveva subaffittato a Marcolana. Una scelta, questa, che nei mesi scorsi aveva sollevato anche qualche perplessità tra i lavoratori, ma che era stata del tutto legittima. Ma Marcolana non avrebbe, nel corso di questi mesi, pagato l’affitto a Royal Tuscany, maturando così un debito di quasi seicentomila euro. Abbigliamento Grosseto, a questo punto, diventa garante di parte dei creditori del lanificio pratese. Che ha la curatela e che così arriva all’udienza, mentre Abbigliamento Grosseto, chiamata a fare da garante alla società pratese di Barontini, decide di non presentarsi, così da essere dichiarata contumace dal giudice. Royal Tuscany, insomma, aveva chiesto l’emissione di un decreto ingiuntivo: lo sfratto della società. Ma Marcolana ha presentato opposizione già alla prima udienza. Una circostanza tecnica, questa, che ha spinto il giudice a emettere un’ordinanza di rilascio del capannone datato trenta gennaio.

Ora i dipendenti della Mabro aspettano con il fiato sospeso le decisioni del giudice che dovrà stabilire (e lo farà probabilmente già durante l’udienza del 4 novembre) se ammettere Abbigliamento Grosseto al concordato o se invece scegliere la strada della Prodi bis, così come è stata richiesta dalla Cgil e appoggiata da tutte le istituzioni, da quelle grossetane fino alla Regione Toscana. Ma c’è un’altra corsa contro il tempo che la società che gestisce la Mabro sta conducendo: quella per trovare un accordo commerciale, intanto, con il gruppo cinese Pasteur, che garantirebbe la produzione nello stabilimento di quaranta/sessantamila capi all’anno.

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