Sicurezza
Montemurlo, badante a processo chiesti dieci anni
La donna, 24 anni, uccise la novantenne di Oste che accudiva Confessò: dentro ho una donna che mi fa fare la cattiva
PRATO. Andrà a sentenza il 15 novembre il processo che vede sul banco degli imputati Natia Tatarashvili, la badante georgiana di 24 anni, era stata arrestata poche ore dopo l’omicidio della novantenne Cleofe Nizzi, commesso nel pomeriggio dello scorso 6 gennaio a Oste di Montemurlo.
Il pubblico ministero Antonio Sangermano nell’aula del Tribunale di Prato ha chiuso la sua requisitoria chiedendo 10 anni di reclusione comprensivi dello sconto per il rito abbreviato e il vizio parziale di mente da scontarsi all’ospedale psichiatrico giudiziario.
Gli avvocati della difesa hanno invece chiesto il proscioglimento sostenendo il vizio totale di mente.Natia Tatarashvili, dopo aver inizialmente negato, si decise a confessare davanti al sostituto procuratore Sangermano.
Qualche settimana prima aveva tentato di uccidersi gettandosi nel Bisenzio e quando fu salvata disse che non ce la faceva più ad accudire gli anziani. Una sorta di grido di aiuto che nessuno è riuscito a cogliere, anche perché all’epoca non si sapeva che a Natia era stata affidata Cleofe Nizzi.
La badante georgiana è stata sottoposta a una perizia psichiatrica su incarico del gip da parte del professor Rolando Paterniti, che ne ha stabilito la parziale infermità di mente. La difesa puntava alla totale infermità, ma la richiesta di una nuova perizia è stata respinta.
A convincere il consulente del gip per la parziale infermità di mente della giovane georgiana è stato il colloquio avuto con Natia in carcere e il suo comportamento prima e dopo l'omicidio.
«Dentro di me c'è una persona cattiva che mi spinge a fare cose brutte» aveva detto Natia al sostituto procuratore Sangermano che l'ha interrogato subito dopo l'omicidio. «Sento dentro di me questa Elen, che cerca di prendere il sopravvento, io cerco di resistere ma non sempre ci riesco» ha ripetuto al professor Paterniti, direttore dell'unità operativa di Psichiatria all'ospedale di Careggi. La sua sarebbe una personalità dissociata, e socialmente pericolosa. Fin quando non avrà risolto i suoi problemi, la parte cattiva, che lei ha ribattezzato Elen, rischierebbe di prendere il sopravvento. Per sette volte Natia aveva tentato il suicidio.
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