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Prato

Vecchio ospedale, dubbi sul riciclo

Vecchio ospedale, dubbi sul riciclo

Nuova riunione per la messa in sicurezza. Il vicesindaco: «Ripopoliamolo»

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PRATO. Smontare pezzo per pezzo il vecchio ospedale e vendere il materiale riciclato? Una buona idea ma che per le caratteristiche con le quali è stato realizzato il Misericordia e Dolce potrebbe non portare ricavi sufficienti. È questa l’opinione di due tecnici: l'ingegnere Gianluca Gavazzi, direttore dell'area tecnica dell'Asl 4 e l’ingegnere Stefano Ciuoffo e di due assessori con delega alle strasformazioni urbane: Gianni Cenni per il Comune e Alessio Beltrame per la Provincia che giudicano l’idea dell’architetto Maria Rita Cecchini, responsabile di Legambiente decisamente interessante ma difficilmente realizzabile. Cecchini - nel solco della città che ha forti tradizioni di recupero - ha lanciato l’idea di trasformare la demolizione del vecchio ospedale da costo vivo a opportunità di guadagno e di lavoro, attraverso il recupero delle componenti e dei materiali con i quali il vecchio ospedale è stato costruito per poi rivenderli: dai pavimenti, alle travi di ferro, dalle luci, alle porte agli infissi e per finire ai mattoni.

Perplesso Gianluca Gavazzi il tecnico che forse meglio conosce la struttura dell’ospedale: «Di amianto non ne abbiamo trovato durante gli interventi di ristrutturazione di questi anni. Ma il problema riguarda il fatto che il vecchio ospedale, nato negli anni Settanta, non è stato costruito nell’ottica del successivo riuso ed è composto di materiali che, per la massima parte, non coprirebbero come valore il costo del recupero». Infissi in alluminio, pavimento di linoleum e sotto cemento, porte in trucciolato: tutto troppo “povero”. L’idea della buona pratica del riciclo piace all’assessore Beltrame che non ha dubbi sul fatto che «il principio sia ottimo e di certo da valutare quando si parlerà di demolizione». Scettico, invece, l’assessore Cenni: «Non sull’idea che è interessante - afferma - ma che prima ha necessità di un’analisi seria sul tipo di materiali con i quali i vecchio ospedale è stato costruito, quali siano, per esempio, le parti da bonificare e cioè da smaltire come rifiuti speciali e quali i costi. Sappiamo ancora molto poco- conclude - sulla pericolosità di certe aree del Misericordia e Dolce». Di «cosa intelligente» parla anche Stefano Ciuffo secondo il quale però «potrebbe non portare a un conto economico in positivo. Recuperare il più possibile per inquinare il meno possibile è la strada da percorrere ma, per il vecchio ospedale - conclude - credo sia difficile recuperare, per esempio, le parti non fisse della struttura che potrebbero oggi non risultare più a norma».

Ora che il Misericordia e Dolce è praticamente vuoto (restano solo gli studi dentistici) il primo problema da affrontare è quello della difficile messa in sicurezza. Per il Comune che lunedì avrà un nuovo incontro con l’Asl la strada da percorrere «è quella di mantenere attività al suo interno - spiega il vicesindaco con delega all’Ambiente Goffredo Borchi- Solo mantenendolo vivo si potrà evitare che l’edificio diventi un problema di ordine pubblico». Tante le idee per ripopolarlo: dare locali alla polizia municipale, alle associazioni d’arma, ai carabinieri in congedo e perfino agli studenti.(c.o.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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