Attenzione
Bilancio a rischio bocciatura a causa del Creaf
I sindaci revisori perplessi. Le perdite legate al Centro di ricerca appesantiscono i conti della Provincia di Prato
PRATO. Appeso al tasso di buona volontà della Regione, il bilancio di anno in anno presenta perdite superiori, i debiti scaduti (5,9 milioni dovuti al socio di maggioranza, la Provincia) prorogati sulla base di colloqui a voce. Cronache di una società ad un passo dal baratro. Nella nuova puntata del Creaf sembra di vivere concretamente una delle celebri leggi di Murphy: tutto va male contemporaneamente. Partiamo dal conto economico: l'esercizio 2012 si è chiuso con mezzo milione di passivo e unito ai disavanzi degli anni scorsi l'erosione del capitale sociale scavalca il milione di euro. L'accordo con la Regione, presupposto per garantire alla società di andare avanti – imboccando la strada dello start-up – è stato promesso, ma ancora non formalizzato. “Il protocollo è in fase di perfezionamento – ammette il presidente della Provincia, Lamberto Gestri –. C'è un ritardo degli uffici a Firenze, che devono metterlo a punto prima dell'approvazione della giunta regionale”.
Tanto che lunedì, in una cruciale seduta della commissione controllo e garanzia presieduta dal castigatore del Creaf, Riccardo Bini non è stato presentato alcun documento ufficiale. L'affondo diventa un compito facile da compiere: “Se non esiste un accordo scritto o se ci sono comunque delle perplessità da parte del presidente Rossi mancherebbe il requisito per far proseguire la società”. I libri in tribunale e la cessazione di attività sono l'unico sbocco ritenuto plausibile dal consigliere ex Fli. Per il momento si accontenterebbe – si fa per dire – di cancellare con un colpo di penna il CdA e di vedere svalutati nel bilancio della Provincia i 5,9 milioni vantati perché di difficile esigibilità: “Non si può tenere un consiglio d'amministrazione che costi di più del board di Sori, che ha i conti in attivo. Inoltre, la giunta dovrebbe recepire la proposta dei suoi sindaci revisori di accantonare l'avanzo di gestione del 2012 dell'ente a svalutazione del credito”.
Una riprova delle cose che buttano al peggio sta anche nelle parole di Gestri, che si trova a gestire la trasformazione di un credito in una potenziale perdita: “Sappiamo che in questo momento il Creaf non è in condizione di ripagarci. Bini non ha mai fatto questa proposta nelle sedi ufficiali se non quella di chiuderlo. Quando la farà in consiglio provinciale la valuteremo”. L'aspetto più scabroso, tuttavia, riguarda proprio la gestione fra Creaf e Provincia della posta dei 5,9 milioni. Una scoperta inquietante si fa a pagina 13 della nota integrativa del bilancio del centro di ricerca: il debito scaduto nel 2010 viene convertito in un debito scadente oltre i 5 anni. Sulla base di un via libera ufficiale del socio, ovvero tramite una delibera della giunta provinciale o una determina dirigenziale? Macché, sulla base di un'intesa verbale. Con la benedizione dei revisori dei conti della società e la reazione interdetta di quelli della Provincia.
Nell'audizione di lunedì, per intenderci, la presidente Silvia Bocci ha dato una precisa indicazione: “Riscrivete la nota integrativa”. Di fronte a questo allarme, Gestri nega che ci sia un problema: “Bini vuole alzare un polverone, ma è un aspetto puramente formale”. Globalmente, l'investimento per il Creaf è costato 6,8 milioni di conferimento di capitali da parte del socio con l'incognita dei 5,9 milioni anticipati dalla Provincia per la ristrutturazione del capannone in via Galcianese. Qui, si mette di mezzo anche la legislazione a remare contro (vedi legge di Murphy), perché impedisce di convertirli in una ricapitalizzazione aziendale con una crescita delle quote della Provincia. Doveva servire a incubare imprese, innovazione imprenditoriale, in breve fornire una speranza al distretto depresso. Invece, l'unica esile speranza è quella di poter intercettare il finanziamento regionale per consentire l'avvio magari dando la gestione in affido al “gemello”, il polo di Navacchio. Tuttavia, non spazzerebbe via l'incertezza sui 5,9 milioni: “Non sarebbe una sanatoria – insiste Bini –. Peccato aver usato risorse pubbliche in questo modo, la città avrebbe avuto maggiori benefici a indirizzarli verso il Pin”.
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