Il dolore
Fontanelle e Le tre lune, new entry del buon mangiare del distretto
Locali blasonati non ce ne sono ma ristoranti dove poter mangiare qualcosa di buono non mancano nel distretto pratese. A sostenerlo è la nuova Guida dei ristoranti dell’Espresso 2014. Ecco chi c'è e chi manca
PRATO. Locali blasonati non ce ne sono ma ristoranti dove poter mangiare qualcosa di buono non mancano nel distretto pratese. A sostenerlo è la nuova Guida dei ristoranti dell’Espresso 2014 che non mette i cuochi pratesi nell’elenco delle eccellenze ma inserisce due nuovi locali: Le Fontanelle e “Le tre lune”, a due passi dalla città tessile, mette sul tavolo un cuoco cresciuto da Alain Ducasse.
Pesce povero in città. Il ristorante Le Fontanelle di via Traversa del Crocifisso dietro il Macrolotto viene descritto come «il ristorante del pesce povero o dimenticato, che dir si voglia. In un ambiente semplice e soprattutto comodo, si trovano gli ‘anellini’ fritti o gli spaghetti alle vongole e gli altri piatti di mare più diffusi, insieme però a piccole chicche come la pappa al pomodoro con le alici fresche, le linguine al sugarello o il centrofolo viola cotto all’acquapazza. Dolci tradizionali, in cantina soprattutto vini bianchi autoctoni e conto sui 30 euro».
L’allievo di Ducasse. La seconda novità è a Calenzano, zona da sempre molto frequentata dai pratesi, dove viene segnalato “Le tre lune” , in via di Travalle, a poca distanza dall’uscita della A1, premiato al debutto con un bel 15/20. Recita la guida: «Lui si è formato in Francia da Alain Ducasse, lei lo ha seguito dalla pasticceria, l’altro esprime le radici più profonde della toscanità. In un’ex rimessa agricola tipo loft, tre under 30 si stanno imponendo per una cucina di tecnica, cultura e passione. Usano il burro alla francese, il tartufo come Rossini, il mercato come un calendario. Il granchio, emulsione di corallo, crema di cannellini e zenzero, e composta di pomodoro, è già un classico cult del locale che ha messo d’accordo pubblico e critica. Così come i ravioli mugellani, sodi, lucidi e serviti su una stick di ragù ottenuta col collagene della zampa. Curatissimi l’astice col suo jus o le animelle con la finocchiona e una mousse di pecorino e Gorgonzola. Cantina ancora snella e menu a partire da soli 30 euro».
Pirana, una garanzia. Le conferme invece arrivano da Il Pirana di via Valentini con «la sobria eleganza degli arredi e la cortese efficienza del servizio risultano in armonia con la cucina, distinta dalla linearità dei sapori e dalla qualità degli ingredienti. Discreta, per iniziare, l’insalatina tiepida di mare nella quale spicca la tenera consistenza del polpo. Ben riusciti gli gnocchi al nero di seppia. Perfetta, poi, l’esecuzione della grigliata di totani e verdurine. Gradevoli i dolci. Da segnalare i contenuti ricarichi dell’interessante carta dei vini. Conto sui 60 euro».
Giovane e alla buona. Poi l’enoteca Razmataz di piazza Mercatale, “Un bel restyling ha impreziosito il locale, dall’impronta comunque giovane e alla buona. La carta dei vini sterminata resta un ricordo, ma si beve bene in una gamma di scelta costruita con intelligenza, passione, voglia di ricerca e di prezzi non impossibili. E la cucina si adegua, offrendo piatti sempre più attenti al territorio, come i pici al ‘peposo’, curati hamburger o cheeseburger di carne di razza Calvana, al piatto o nel panino, e infine un gustoso cheese-cake. Conto sui 25 euro».
E infine L’Agora di piazza Duomo. «Bel salotto tutto bianco, a veranda sulla piazza dominata dall’antico Duomo, frequentato anche per aperitivi e serate a tema. La cucina privilegia la memoria del territorio, e valorizza così la carne di razza Calvana per il ragù sui tortelli di patate preceduti magari da un piacevole sformatino di carciofi su fonduta di pecorino di Seggiano; da apprezzare il fritto di pollo con pomodori verdi, salvia e cipolle. Si beve senza svenarsi da una carta dei vini ben costruita. Conto intorno ai 30 euro».
Cacciagione e non solo. Per il “Fuori porta” solo ad Artimino, con la Delfina di Carlo Cioni , premiato con 14/20. “Uno dei pochi indirizzi rimasti per mangiare la cacciagione intrisa di tradizione storica e popolare. Il residuato gastronomico del girarrosto testimonia oggi parte della fedeltà a quei sapori della cucina di terra. I brodi in inverno sono complessi e ricercati; di schietta fattura i tortelli di patate e deliziosi i tordi allo spiedo da un menu che cambia in continuazione con proposte mai banali. Si spendono 30 euro».
Per i locali consigliati solo con l’indirizzo, la cucina creativa dell’’Enoteca Barni di via Ferrucci, L’Enoteca Le Barrique Trattoria di Corso Mazzoni, Il Palazzolo di via Mazzini 37/39, che però non c’è più, per chiudere con “La Vecchia Cucina di Soldano in via Pomeria. Assenti Baghino e Da Tonio.
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