Sicurezza
Prato si trasferisce in massa a Shanghai
Aziende divise alla fiera Intertextile: la maggioranza va con Milano Unica, una manciata con l’imprenditore cino-pratese “Giulini”. Ma chi va con gli italiani si lamenta dei costi
PRATO. Shanghai chiama, Prato risponde. E’ una valigia colma di campionari quella che i pratesi porteranno nella terra del Dragone, sotto i riflettori accesi di Intertextile (21-24 ottobre), la più grande vetrina mondiale dei tessuti. Niente a che vedere però stavolta con Milano Unica Cina nel cui padiglione saranno ospitate 27 aziende pratesi. Sei lanifici del distretto hanno fatto una scelta diversa e si raggrupperanno in uno spazio espositivo di 60 metri quadrati con l’insegna dei Principi d’Italia, il polo facente capo all’imprenditore sino-pratese Xu Qiu Lin (Giulini) che ha già preso forma a Quanjiao, nel distretto di Nanchino, ed entrerà a pieno regime con l’inaugurazione nel marzo 2014. Stessa meta, diversa la postazione in fiera rispetto agli altri lanifici pratesi che seguono invece l’onda di Milano Unica Cina.

(Lo stand ideato dallo studio Mdu per Principi d'Italia alla fiera Intertextile)
Concorrenti? Non proprio, visto che comunque da 10 anni il patron di Giupel è socio di Confindustria. Di fatto però, separati in casa. Allegri Group, Cafissi, Paultex, Maintex, Warp & Weft e Texjet suonano la carica degli "outsider": un piccolo esercito di produttori che hanno fiutato il mercato cinese ma non l'hanno ancora aggredito. E quale miglior trampolino di lancio che lo stand temporaneo dei Principi d’Italia? Uno stand che diventa permanente nella cittadella del made in Italy a pochi chilometri da Nanchino, dove queste aziende si sono ritagliate una vetrina nell’area provvisoria già aperta al pubblico. «La visibilità che offriamo non è limitata ai tre giorni, ma si estende tutto l’anno proprio attraverso lo spazio permanente all’interno del centro espositivo», dichiara Giancarlo Maffei, ex assessore provinciale e ora direttore generale della società “I Principi d’Italia” che ha una sede operativa anche a Prato. Se la tempistica è cruciale, è indiscutibile la comodità di una struttura d'appoggio in loco: «Dopo la fiera inizieremo subito a spedire ordini e campionature per i clienti», spiega Marcello Dell’Osso che per I Principi d’Italia si occupa del settore semilavorati.
Vista con gli occhi degli imprenditori pratesi, la sfida al gigante cinese che viene servita sul piatto dal progetto di Giulini e Maffei, diventa un boccone troppo prelibato per perderlo. Alcuni dei sei espositori a Intertextile con I Principi d’Italia , tra l’altro, fanno parte del consorzio Pratotrade, come Allegri e Warp & Weft. «Ma i costi sono troppo alti e la partecipazione a Milano Unica è vincolante perché richiede di prendere parte a un certo numero di edizioni», osserva Alberto Fabbri di Warp & Weft che proporrà due collezioni in fiera con la duplice linea di tessuti a navetta e jersey (“W&W” e “Fans”). «Oltretutto - fa notare il titolare dell'azienda di Capalle - la nostra presenza in Cina è ancora tutta da consolidare, a differenza di altri lanifici più strutturati su quel mercato, mentre siamo forti in Europa e negli Stati Uniti».
Costi alti che lamentano anche coloro che hanno optato per la partecipazione. L'argomento ha infatti tenuto banco tra gli imprenditori pratesi. «Per noi andrà solo il responsabile commerciale che si occupa di quel Paese», commenta Luigi Banci di Pontetorto. «Le prime edizioni era andato anche mio fratello ma adesso, alla quarta, non sappiamo neppure se a marzo parteciperemo. Abbiamo finito il pacchetto obbligatorio di quattro partecipazioni e siamo delusi. La fiera è organizzata benissimo, c’è un padiglione per gli italiani sullo stile di IdeaBiella a Milano ma i prezzi sono folli. Milano Unica ha aumentato i prezzi e non si tratta di cifre sostenibili. Per le aziende di Biella evidentemente non è un problema ma per noi sì. Anche perché i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative. Meglio allora presidiare quel mercato facendo qualche viaggio in più e visitando i potenziali clienti con i rappresentanti che abbiamo lì».
Stessa opinione per Franco Bini. «I costi sono improponibili a fronte, secondo me, di una qualità degli arredi non eccellente. Sono dieci anni che proviamo a entrare nel mercato cinese: prima con i workshop di Pratotrade, poi con Premiere vision China, ora con Milano Unica. Se faccio un conto sono stati più i costi che i benefici. E’ pur vero che è un paese che va presidiato e non possiamo mollare ma sulla partecipazione a questa fiera mi riserverò di scegliere».
E se Riccardo Marini conferma che i prezzi sono oggettivamente esorbitanti per lui non c’è un’alternativa valida. «Rappresentiamo i tessuti della moda, siamo le eccellenze del made in Italy e dobbiamo presentarci su quel mercato in questo modo. Non possiamo andare con uno stand minuscolo in un paese dove la forma conta moltissimo. Ne abbiamo parlato anche con gli organizzatori ma alla fine concordo con loro: non si può presentarci lì come pezzenti, sviliremmo il nostro lavoro. E avere questo impatto costa. Non ho dubbi,su quel mercato è il modo giusto di presentarci».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
