Sicurezza
Congresso Pd a Prato, i “renziani” alle prese col malumore della base
Assemblea a Coiano: Simone Barni va all’attacco e definisce la segretaria uscente Ilaria Bugetti “una sciagura” mentre per il gruppo dei “civatiani” che non hanno stretto il patto c’è un “irresponsabile”
PRATO. Micidiali contro la segretaria uscente Ilaria Bugetti definita poco diplomaticamente “sciagura”, in contrapposizione frontale con Gabriele Alberti e il suo gruppo additato come “irresponsabile”. I renziani, per serrare i ranghi nel congresso provinciale, passano all'offensiva e rivendicano la scelta di appoggiare al congresso l'altro Gabriele Bosi.
E proprio per far passare in maniera inequivocabile il messaggio l'intervento più aspro nella riunione pubblica di ieri sera, martedì 15 ottobre, al circolo di Coiano, è stato pronunciato da Simone Barni, proprio il rottamatore che ha fatto un passo indietro per il bene del Pd: “Veniamo da una gestione mai vista, la peggiore da quando esiste questo partito. Bugetti è stata una sciagura. Ho ritirato la candidatura per favorirne una unitaria – ha premesso per far partire l'affondo all'avversario interno – ma è stata palese la volontà di rottura del gruppo che appoggia Alberti, lo stesso che ha posto il veto sul mio nome”.
Un intervento teso a rassicurare i malumori che pur persistono fra i simpatizzanti di Matteo Renzi che avrebbero preferito una corsa solitaria per provare a espugnare anche il congresso per il segretario provinciale: “Qui abbiamo vinto col 60% l'anno scorso, ma con le primarie aperte. Invece, per vincere questa sfida servono gli iscritti. Scegliamo Bosi perché vuole bene a questo partito e perché l'accordo serve a non consegnare il partito in mano a degli irresponsabili, che magari favorirebbero qualche lista civica. Alberti si presenta come nuovo, ma fino all'altro giorno sedeva in segreteria con Bugetti”.
L'uso sovrabbondante del vetriolo descrive bene il sentiment interno alla corrente dinanzi ad una trattativa che lascia l'amaro in bocca. Nelle battute iniziali dell'incontro, a tal proposito, Filippo De Rienzo – consigliere molto ascoltato da Matteo Biffoni,deputato – ha ricordato che è stata una decisione difficile, ma utile per contare nel futuro del Partito Democratico. Dal pubblico, però, è emersa la divisione fra le due anime: i renziani tesserati, soddisfatti della trattativa e i semplici simpatizzanti contrari a ogni genere d'accordo.
A dare sfogo al malcontento, in verità, è stato soprattutto un militante di lunghissimo corso, l'ex assessore provinciale Roberto Rosati: “Ho tanti dubbi sul congresso. Bosi è l'impersonificazione dell'ortodossia del partito, mentre il progetto di Renzi vuole portare ovunque novità”. Sulla stessa scia, l'ex esponente della Margherita adesso senza tessera Luigi Sorreca: “Dovremmo guidare il cambiamento non tornare ai capibastone. Mi iscriverò al Pd solo il giorno dopo il congresso, perché convergere su Bosi è un errore”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
