Il Tirreno

Prato

Aborto terapeutico, la Regione boccia una mozione che regola l’obiezione

Insorge il Coordinamento donne della Cgil di Prato: “Ancora una volta si opera il tentativo di limitare la libertà delle donne a decidere del proprio corpo”

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PRATO. In difesa dell’aborto terapeutico il coordinamento donne della Cgil: “Ancora una volta - affermano Nora Toccafondi e Manuele Parigi - si opera il tentativo di limitare la legittima libertà delle donne a decidere del proprio corpo e difendere la propria vita”.

Una presa di posizione che viene dopo la bocciatura, da parte del Consiglio regionale, della mozione con la quale si chiedeva la piena applicazione della Legge 194/78 sull’interruzione volontaria della gravidanza “soprattutto riguardo al compito attribuito alle Regioni - spiegano - di garantire l'attuazione della legge, in particolare in merito all'obiezione di coscienza del personale medico e sanitario. Nella mozione si facevano proposte e richieste precise e attuabili che ancora una volta le istituzioni politiche non hanno accolto; anche in questa Regione - continuano Tioccafondi e Parigi - si tenta di negare nei fatti, un diritto delle donne, che pure si difende in linea di principio”.

Il coordinamento donne della Cgiò critica anche la legge contro di famminicio approvata dal Parlamento pochi giorni or sono. “La legge - spiegano - è composta di 11 articoli: 5 relativi al femminicidio e 6 che riguardano norme di pubblica sicurezza. Con la scusa di difendere le donne, si sono inseriti articoli che trasformano la legge contro il femminicidio in un decreto sicurezza senza che questo venga pubblicamente detto. Non vogliamo entrare nel merito di questi articoli - affermano - ma riteniamo offensivo che in Italia non si riesca a fare una legge specifica solo per le donne, per proteggerle e tutelarle senza che siano usate e strumentalizzate”.

La Cgil donne chiede alla Regione che approvi la mozione sull’interruzione di gravidanzaal “tornando ad essere garante della piena applicazione di una legge dello Stato presso le strutture pubbliche, garantendo al contempo sia la reale obiezione di coscienza che il diritto delle donne alla libera scelta in tema di maternità”.

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