Il dolore
Congresso Pd, parte la sfida dei giovani
Per Bosi conta l’unità e la rivitalizzazione del partito. Per Alberti, il rinnovamento e il confronto sui contenuti
PRATO. Gabriele contro Gabriele. Questo accade nel Partito democratico che si appresta al confronto congressuale. Due candidati, il tentativo dell’unitarietà è solo un ricorda, ma per entrambi «non è un dramma”.
Gabriele Bosi, 29 anni, capogruppo Pd alla Circoscrizione Centro, Gabriele Alberti, 35 anni, capogruppo alla Circoscrizione Sud. Il primo studente lavoratore, il secondo dipendente della Pubblica Assistenza. Di sicuro il rinnovamento - almeno quello anagrafico - c’è. Il resto lo si capirà. Nonostante nomi ed età i due candidati alla segresteria del partito (meno di un mese di votazioni nel circoli che si concluderanno il 31 ottobre), sono l’espressione di “anime” diverse. E il riferimento alle mozioni per l’elezione del candidato nazionale, in questo caso, poco c’entra. Lo si è visto bene ieri nell’organizzazione delle presentazione ufficiale: due conferenze stampa nella sede Pd di via Carraia, ma una dopo l’altra. Per le strane alchimie del Pd pratese, che ha cercato l’unità senza trovarla “bruciando”, nelle fase delle trattative, un cospicuo numero di nomi, anche inaspettati, come quello del deputato renziano Matteo Biffoni, è il gruppo che fa capo ad Alberti - trasversale sì, perché al suo interno conta ex renziani, ex bersaniani e via dicendo, ma oggi di rito “civatiano”- ad avere conquistato la bandiera del rinnovamento “scippandola” ai “rottamotori”. E’ stato Gabriele Alberti , infatti, a sparare le frecciate liquidando gli ultimi, tormentati giorni come espressione di «un Pd che non deve esistere più perché si scontra sui nomi e non sui contenuti», ha tenuto a puntualizzare che le firme per presentare le candidature (ne servivano poche decine) «me le sono andate a cercare e non me le hanno raccolte gli altri», a sostenere che «servono idee nuove per avere un partito pronto a riconquistare il Comune». Battagliero Gabriele Alberti, talmente tanto da essere convinto della vittoria al congresso «e con me segretario del Pd – ha detto – Cenni se ne va a casa di corsa». Obiettivo del gruppo che fa capo ad Alberti (tra gli altri tre consiglieri comunali: Ilaria Santi, Simone Mangani, Maurizio Calussi e Marco Monzali) trovare un consenso diffuso a partire dai circoli.
Più ecumenico per indole e ruolo, Gabriele Bosi che ha ribadito più volte la volontà di ricompattare il partito per affrontare la prova più difficile: le amministrative del prossimo maggio. Partenza alta: ha ringraziato il presidente della regione Enrico Rossi per la proposta - per altro accettata - di avviare un tavolo nazionale multidisciplinare su Prato. Ha bocciato invece la proposta di Alfano di aprirlo, sì, ma al Viminale «perché - ha detto Bosi - evidentemente c’è un riflesso automatico del centrodestra di affrontare la questione dell’immigrazione dal punto di vista dell’ordine pubblico. Il tavolo va aperto - ha continuato Bosi -ma a Palazzo Chigi e chiederemo ai nostri parlamentari di muoversi in questo senso». Cosa preme a Bosi? Prima di tutto l’unità del partito, in secondo luogo la riconquista dal basso della partecipazione. «Siamo in una fase difficile - ha sostenuto - c’è un senso di stanchezza fra gli iscritti e i cittadini e il tesseramento è in calo». La ricetta per uscire da una fase di stallo, per Bosi, è il confronto, sui temi, sui principi. E così vuole fare. L’unica nota polemica Bosi la dedica all’ ex segreteria con al vertice Ilaria Bugetti: poco incisiva e distante. «Non siamo stati in grado - ha affermato Bosi - di dettare l’agenda della città al centrodestra e spesso ci siamo persi in polemiche sterili con gli assessori». Per Bosi è l’ora di smetterla.
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