Sicurezza
Mangani, Biffoni e il fattore Tina per il cambio nel Pd
PRATO. La notte per un accordo unitario. Con due king maker, che sono anzitutto due amici: Matteo e Simone. Il parlamentare renziano Matteo Biffoni sfrutterà fino all'ultimo minuto utile per...
PRATO. La notte per un accordo unitario. Con due king maker, che sono anzitutto due amici: Matteo e Simone. Il parlamentare renziano Matteo Biffoni sfrutterà fino all'ultimo minuto utile per convincere i suoi che Simone Mangani sia l'uomo giusto per guidare il Partito democratico nel percorso di avvicinamento alle elezioni amministrative, quelle che nell'immaginario del centrosinistra devono siglare la riconquista della città. Del resto, decisiva è la saldatura fra le due anime giovani, le meno contaminate e corrose dalla sindrome degli ex (Margherita e Ds). A fare la differenza in maniera ancor più preminente è il sodalizio fra due amici di vecchia data ritrovatisi a capeggiare le sponde opposte del rinnovamento democrat: quella con le sembianze di Renzi e il lato di Civati. In effetti, Mangani è civatiano di ferro (ad alta intensità come si usa dire fra i maggiorenti) e l'asse privilegiato con Biffoni – rafforzato da ripetuti faccia a faccia nelle ultime settimane per concordare una strategia condivisa – sarebbe l'elemento decisivo per travolgere le ultime resistenze. Che pure ci sono e affiorano. «Riconosco che nella nostra base ci sia una spinta alla corsa solitaria. Malgrado ciò, noi del cerchio magico siamo per un nome unitario: difficilmente potremmo convergere su un ex bersaniano – spiegava ieri pomeriggio Filippo De Rienzo, rottamatore di osservanza biffoniana – Non avrei problemi, invece, a votare per Mangani che non ha mai attaccato Renzi». E, rispettando il suo stile, il consigliere comunale ieri pomeriggio si è trincerato in un silenzio d'attesa. In consiglio comunale e alla buvette ha parlato solo dei temi strettamente iscritti all'ordine del giorno. Non un parola sugli eventi del congresso. Il vento unitario ha iniziato a spirare lungo l'asse viario via Carraia-piazza del Comune nel pomeriggio, sprigionato dal desiderio di non trascorrere la fase post-congressuale a leccarsi nuovamente le ferite nella guerra per bande sulla falsariga del 2009. Così, nell'arco di un pomeriggio sono sfumate le candidature divisive di Barni, Menchetti e Rocchi. Ma le delusioni per vedere tre correnti su quattro sacrificate (renziani, cuperliani e giovani turchi) in favore dell'area vicina a Pippo Civati hanno fatto mordere il freno all'ora di cena. I rottamatori potrebbero ambire al boccone prelibato della doppia vittoria (congresso e primarie per il sindaco), fra cuperliani e giovani turchi si lamenta il fattore E come empatia, che mancherebbe a Mangani. Se non lui chi altro, però? Cruciale, quindi, il confronto con un altro fattore, l'unico elemento al femminile di questo congresso neopatriarcale: Tina (there is no alternative).
Carlandrea Poli
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