Attenzione
Il Misericordia e Dolce rischia di essere “invaso”
Una relazione tecnica avverte: «Quasi impossibile metterlo in sicurezza» Una volta partito l’ultimo paziente potrebbe diventare rifugio dei senza tetto
PRATO. «Appare chiaro come sia pressoché irrealizzabile un sistema efficace di messa in sicurezza» del vecchio ospedale “Misericordia e Dolce”. Lo scrive l’ingegner Gianluca Gavazzi, direttore dell’area tecnica dell’Asl 4, in una relazione consegnata lo scorso 9 settembre ai vertici dell’Azienda sanitaria. Gavazzi si riferisce alle misure per evitare che il vecchio ospedale, una volta dismesso, diventi il rifugio di senza tetto e tossicodipendenti, come accaduto in casi simili.
Proprio in questi giorni sono in corso lavori per mettere in sicurezza il vecchio ospedale. Sono le misure che lo stesso ingegner Gavazzi raccomanda nella sua relazione, ma che difficilmente basteranno. Il direttore dell’area tecnica individua cinque interventi sull’area esterna: gli accessi da via Cavour, da piazza Cicognini, dalla palazzina Avis, dai giardini pubblici di Sant’Orsola e sulla viabilità interna dell’area ospedaliera. E raccomanda, ove possibile, la costruzione di un muro alto almeno tre metri e mezzo. L’accesso da via Cavour sarà dotato di un varco apribile per consentire l’ingresso dei mezzi di emergenza (pompieri, ambulanze del 118) e permettere, «fino alla dismissione della centrale dei gas medicali», il rifornimento della centrale e la sua manutenzione.
La situazione più critica riguarda il confine coi giardini pubblici di via Sant’Orsola, dove non è pensabile realizzare un muro invalicabile. Si raccomanda dunque di realizzare una recinzione in grado di tenere lontani gli intrusi. Il tecnico consiglia poi di installare telecamere ai piani alti dell’ospedale e collegarle alle centrali operative delle forze dell’ordine. Per quanto riguarda gli accessi agli immobili, al momento si prevede soltanto di chiudere a chiave le porte o mettere catene di sicurezza. Solo il tempo dirà se queste misure basteranno a non trasformare il vecchio ospedale in un rifugio per senza tetto.
Preoccupazioni, quelle del tecnico, che sono pienamente condivise dal direttore generale Edoardo Majno. «Sono qui da quattro mesi - spiega Majno - e fin dal primo giorno ho avvertito che per l’azienda il problema più serio non sarebbe stato far partire il nuovo ospedale, per quello abbiamo tutti i mezzi e le competenze, quanto mettere in sicurezza il vecchio “Misericordia e Dolce”. Fin quando non si deciderà che cosa farne, per noi sarà una fonte di grandissima preoccupazione».
Quanto alla relazione dell’ingegner Gavazzi, il direttore generale spiega che si tratta di un documento preliminare, che poi è stato affinato nelle settimane successive in un secondo documento di cui si è discusso durante più di un incontro in Prefettura, con le forze dell’ordine, per trovare soluzioni che garantiscano la sicurezza dell’immobile.
«Abbiamo concordato di fare il possibile - dice Majno - Il vecchio ospedale ha centinaia di finestre e decine di varchi. La nostra idea è di realizzare una stretta perimetrazione e assicurare la custodia ai varchi, che comunque non potrà essere garantita 24 ore su 24. Saranno utili le telecamere di sorveglianza, la struttura deve rimanere vuota e quando verificheremo movimenti sospetti faremo intervenire le forze dell’ordine».
In teoria il sistema può funzionare, ma in pratica anche il direttore Majno sa che sarà molto più difficile. L’esempio dell’ospedale pediatrico Meyer a Firenze, diventato rifugio per i senza tetto, è un precedente di cui tener conto.
Paolo Nencioni
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