Proteste
Il tecnico: «Impossibile mettere in sicurezza il vecchio ospedale»
Prato, la relazione dell’ingegner Gavazzi getta pesanti dubbi sulla possibilità di impedire l’accesso di senza tetto e tossicodipendenti nel “Misericordia e Dolce”
PRATO. «Appare chiaro come sia pressoché irrealizzabile un sistema efficace di messa in sicurezza» del vecchio ospedale “Misericordia e Dolce”. Lo scrive l’ingegner Gianluca Gavazzi, direttore dell’area tecnica dell’Asl 4, in una relazione consegnata lo scorso 9 settembre ai vertici dell’Azienda sanitaria. Gavazzi si riferisce alle misure per evitare che il vecchio ospedale, una volta dismesso, diventi il rifugio di senza tetto e tossicodipendenti, come accaduto in casi simili.
Proprio in questi giorni sono in corso lavori per mettere in sicurezza il vecchio ospedale. Sono le misure che lo stesso ingegner Gavazzi raccomanda nella sua relazione, ma che difficilmente basteranno. Il direttore dell’area tecnica individua cinque interventi sull’area esterna: gli accessi da via Cavour, da piazza Cicognini, dalla palazzina Avis, dai giardini pubblici di Sant’Orsola e sulla viabilità interna dell’area ospedaliera. E raccomanda, ove possibile, la costruzione di un muro alto almeno tre metri e mezzo.
La situazione più critica riguarda il confine coi giardini pubblici di via Sant’Orsola, dove non è pensabile realizzare un muro invalicabile. Si raccomanda dunque di realizzare una recinzione in grado di tenere lontani gli intrusi. Il tecnico consiglia poi di installare telecamere ai piani alti dell’ospedale e collegarle alle centrali operative delle forze dell’ordine. Per quanto riguarda gli accessi agli immobili, al momento si prevede soltanto di chiudere a chiave le porte o mettere catene di sicurezza. Solo il tempo dirà se queste misure basteranno a non trasformare il vecchio ospedale in un rifugio per senza tetto.
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