Italia
Martina Giangrande faccia a faccia con Preiti
La figlia del brigadiere di Prato ferito nell’attentato a Palazzo Chigi era in aula nella prima udienza del processo. I tre carabinieri saranno parte civile
PRATO. In aula, in occasione della prima udienza del processo contro Luigi Preiti c’era anche lei, Martina, la figlia del brigadiere Giuseppe Giangrande ferito il 28 aprile scorso, giorno dell'insediamento del governo Letta. Così, per la prima volta, Martina Giangrande ha visto l'uomo che sparò a suo padre, mentre era in servizio davanti a Palazzo Chigi. Incrocio di sguardi tra i due, ma nessun dialogo.
Per la prima volta anche Francesco Negri, il militare dell'arma rimasto ferito ad una gamba, tanto da dover ancora utilizzare una stampella, ed il collega Delio Marco Murighile, rimasto illeso, si sono trovati di fronte all'aggressore di palazzo Chigi.
L'udienza è stata caratterizzata dalla decisione del gup Filippo Steidl di accogliere la richiesta di perizia psichiatrica fatta dal difesa al fine di accertare se Preiti, quando sparò a quattro carabinieri, era capace di intendere di volere. Un accertamento non condiviso dalla procura, certa che l'imputato fosse lucido ed in possesso delle sue facoltà quando fece fuoco il giorno dell'insediamento del governo Letta.
Per questo motivo il pm Antonella Nespola aveva espresso parere negativo alla perizia. Invece venerdì 11 ottobre ci sarà l'affidamento dell'incarico. "Un atto dovuto - secondo gli avvocati Mauro Danielli e Raimondo Paparatti - un accertamento indispensabile per valutare lo stato mentale di Preiti al momento del fatto".
Il processo si tiene con il rito abbreviato. Preiti, piastrellista calabrese, deve rispondere di tentato omicidio plurimo, porto e detenzione di arma clandestina e ricettazione.
Si sono costituiti parti civili Giangrande, Negri e Murighile, ma non il quarto carabiniere che schivò un proiettile gettandosi a terra. Il gup Steidl ha ammesso anche le costituzioni del ministero della Difesa e dell'Associazione Vittime del Dovere.
Preiti, jeans sbiaditi e giacchetto chiaro, è arrivato in aula ammanettato ed accompagnato dalla polizia penitenziaria ed ha assistito alla discussione senza aprire mai bocca. Quel 28 aprile si trovava davanti a Palazzo Chigi con una pistola con la matricola abrasa. Disse che voleva fare "un gesto eclatante" contro i politici in quanto esasperato dalla sua condizione di disoccupato. Poi, quando si accorse che il suo intento era destinato a fallire, sparò ai carabinieri, ma, sottolineò, senza la volontà di uccidere.
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