Il Tirreno

Prato

«Più sorveglianza sui concordati» ma Genovese bacchetta Cavicchi

di Danilo Fastelli
«Più sorveglianza sui concordati» ma Genovese bacchetta Cavicchi

Il presidente degli industriali: «Contro i furbi serve una riforma e più severità da parte del tribunale» Una frase che non va giù al magistrato in partenza: «Da lui non accetto lezioni, tiri fuori gli attributi»

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PRATO. Non c’è spazio per i furbetti del concordato all’Unione degli industriali pratesi. Servirebbe un colpo di reni, per il presidente Andrea Cavicchi che ha letto sulle nostre pagine gli esiti incerti dei concordati della Fintes e della Cecchi Lido. Ma in un passaggio il presidente degli industriali richiama l’esigenza di una “maggiore sorveglianza” da parte del tribunale. Un passaggio che non piace al presidente del tribunale Francesco Antonio Genovese.

Andiamo per ordine: nel caso della Fintes il liquidatore ha scritto ai creditori che riscuotere sarà difficile e che spetta a loro chiedere la risoluzione del concordato. Nel caso della Cecchi Lido, la storia raccolta è quella di un conto terzista, Alessandro Bresci, che da 6 anni aspetta di riscuotere la cifra pattuita al 32 per cento del debito. Il presidente Cavicchi non entra nel merito delle vicende specifiche, ma ne approfitta per un discorso in generale sui concordati.

«Deve essere chiaro - dice - che non può essere ammesso un uso strumentale della legge per danneggiare le altre imprese. Il concordato non può essere un modo per scaricare le proprie difficoltà sul resto del distretto. Nella nostra associazione siamo estremamente attenti: ci siamo dotati di un codice comportamentale e nelle nostre file non ci sono imprese nate dalle “ceneri” dei concordati. In caso di richieste di questo tipo, le faremmo valutare con la massima attenzione dai probiviri».

Cavicchi riassume in due punti le iniziative da intraprendere per fermare gli usi impropri del concordato. La prima è un intervento legislativo che ponga paletti più rigidi e cancelli del tutto il concordato “in continuità”: «Non è possibile - dice Cavicchi - il caso dell’azienda che crea un “buco”, lo congela attraverso il concordato e continua a lavorare sotto un’altra veste nella stessa sede, con le stesse persone, nello stesso settore mentre gli altri aspettano i loro soldi».

Secondo punto: «Abbiamo chiesto al presidente del tribunale di Prato, Francesco Antonio Genovese - dice Cavicchi - una maggiore sorveglianza».

Un passaggio criticato dal presidente del tribunale, il quale contattato al telefono per sapere quali potrebbero essere i margini di una “maggiore sorveglianza”, sbotta: «Il tribunale ha rifiutato tantissimi concordati, quando si è reso necessario. È stato il caso di Sasch, di Marcolana, etc. In città per questa ragione mi sono fatto molti nemici, perciò non accetto lezioni di sorveglianza». «La sorveglianza del tribunale - prosegue Genovese - avviene attraverso il commissario giudiziale. A Prato abbiamo sempre nominato professionisti di prim’ordine, a dimostrazione di tale attenzione».

«Non basta essere telegenici - è la stilettata di Genovese - bisogna tirar fuori gli attributi. Con Cavicchi avevamo parlato di un convegno proprio per discutere dei profili fallimentari e penali della legge sui concordati. Non se ne è fatto più niente e vorrei sapere perché. Ricordo che la legge sui concordati, compresi quelli in bianco, l’ha voluta proprio Confindustria».

«Non posso polemizzare con Genovese - Cavicchi si avvale del diritto di replica - perché è una persona che gode della mia stima e lascia a Prato un segno molto positivo. Richiamare a una maggiore sorveglianza è il mio ruolo e spero che quando Genovese se ne andrà da Prato (a metà ottobre, ndr) il tribunale continui a lavorare bene come ha fatto finora. Gli ricordo solo che anche i più bravi possono migliorare e gli confermo che il convegno sarà fatto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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