Il Tirreno

Prato

Il concordato Fintes va verso il flop

di Ilenia Reali
Il concordato Fintes va verso il flop

Il liquidatore scrive a tutti i creditori informandoli che non avranno quanto previsto nell’assemblea di quattro anni fa

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PRATO. Sarà difficile che i creditori della rifinizione Fintes, gruppo Fedora, possano riscuotere i crediti che vantano nei confronti dell’azienda come previsto nel concordato. Dopo poco più di quattro anni dall’adunanza dei creditori, il liquidatore giudiziale Adolfo Barbieri, non si nasconde dietro a un dito e con una lettera inviata a tutti i creditori comunica che, a questo punto, sta a loro, visti i presupposti, «chiedere la risoluzione del concordato».

Una frase che porta dritta, non appena uno dei creditori ne farà richiesta, al fallimento e che mette in luce la difficoltà di riavere anche una percentuale di quanto dovuto dalla miriade di piccole aziende che lavoravano con l’impresa di uno dei gruppi tessili più importanti di Prato

Le motivazioni per cui i fornitori, i terzisti e in parte anche i dipendenti, non avranno quanto previsto dal concordato è dovuto alle ormai palesi difficoltà del commissario concordatario a riscuotere i crediti della rifinizione pratese, un tempo una delle più attive nel distretto tessile.

Oggi alla Fintes è rimasto da vendere solo un terreno di circa mille metri quadrati per una cifra di 10.850 euro. Gli altri beni sono stati già venduti realizzando un milione e settantamila euro contro i due milioni e 850mila euro previsti. Mancano però all’appello i soldi (936mila euro) che Fintes avrebbe dovuto riscuotere dalle società del suo Gruppo (lanificio Fedora e Mako) che «ad oggi non hanno provveduto ad alcun pagamento perché le procedure concordatarie a cui sono sottoposte non hanno la liquidità necessaria a causa della mancata vendita dei beni immobili concessi a garanzia di quei concordati».

«Beni che l’immobiliare della famiglia Nardi - spiega il commissario giudiziale del lanificio Fedora, Paolo Bastia - non è riuscita a vendere a causa delle difficoltà del mercato».

Ma non solo.

Le difficoltà del concordato Fintes non sono finite qui. Nelle casse della procedura della ex rifinizione non c’è neppure quanto il lanificio Pietraluna (fondato da Piero Nardi per affittare parte del suo gruppo Fedora dal concordato) avrebbe dovuto dare. «Secondo le originarie previsioni concordatarie - spiega infatti il liquidatore ai creditori - il concordato avrebbe dovuto ricevere il pagamento di un milione e 725mila euro, dalla società Pietraluna per un’impegno a subentrare in un contratto di leasing. Subentro che non è avvenuto per la mancanza dei presupposti economici di Pietraluna».

Ed ecco quindi che l’importo non è stato versato. Ed ecco che i conti non tornano.

Il concordato ha bisogno - tolti i pagamenti già effettuati - di 5 milioni e 520mila euro (per pagare 331mila euro per le spese della procedura, 3 milioni e 800mila euro per i creditori privilegiati e un milione e 369mila euro per i debitori chirografari). In cassa però ci sono solo 80 mila euro e spiccioli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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