I commercianti: l’aumento dell’Iva lo paghiamo noi
Rabbia e frustrazione nei negozi: anche lusso e telefonia segnano il passo e non è il caso di aumentare i prezzi. La beffa per chi ha acquistato un’auto
PRATO. Fino all'ultimo c'è stata incertezza o, per meglio dire, speranza. Speranza che l'aumento dell'Iva non avvenisse. Invece così non è stato e da ieri l'aliquota del 21 è passata al 22%.
Un nuovo aggravio che andrà a pesare sulle tasche già mezze vuote di chi ogni giorno è costretto a fare i conti per far quadrare il bilancio. I beni interessati dall'aliquota ora del 22% sono quelli che vanno dall'abbigliamento alle automobili, arredamento per la casa, telefonia e Hi-fi, parrucchieri, benzina. Ed ancora alcolici e onorari dei professionisti. Nel primo giorno di entrata in vigore dell’aumento, i commercianti sono arrabbiati, nonostante questo preferiscono rimetterci che aumentare i prezzi e pesare sui consumatori, visto quanto gli acquisti si sono ridotti anche nel settore del lusso, che invece sembrava non conoscere tramonto.
«Aumentare i prezzi? Nemmeno per idea. Ci rimettiamo noi, ma di alzare il costo non se ne parla proprio». E' il parere di Alberto Cerbai, titolare della gioielliera Cerbai in corso Mazzoni, una delle più rinomate di Prato, la cui attività va avanti dal 1920. «Vista la situazione economica sarebbe assurdo ritoccare i prezzi di orologi piuttosto che di catenine o anelli – spiega Cerbai che è presidente degli orafi di Prato e vice presidente degli orafi toscani -. Siamo in un momento di crisi e questa è un'altra mazzata che ci penalizza in maniera diretta. Anche il settore del lusso ha risentito di questa crisi e il nuovo aumento non ci voleva. Ce lo accolliamo noi, ma i nostri clienti troveranno gli stessi prezzi di prima».
La pensa uguale pure Sergio Scarpelli che, anche se opera in un altro settore come quello delle calzature. «I prezzi erano già stati concordati e pianificati con l'Iva al 21% – spiega Scarpelli – e adesso non possiamo certo aumentare il prezzo dell'1%. Vuol dire che quella differenza sarà a carico nostro. Nessun aumento quindi, del resto le vendite sono diminuite rispetto a qualche anno fa. La stessa persona prima si comprava anche due paia di scarpe in poco tempo, ora invece ne acquista uno solo. Come possiamo quindi andare a gravare sul prezzo delle calzature? Spero che la classe politica possa rivedere i suoi errori».
E negozio che vai stessa musica che trovi. Un'attività commerciale storica è Sauro Mazzoni in viale Piave, specializzato in abbigliamento maschile oltre ad offrire un'ampia gamma di profumi ed accessori sempre da uomo. «I prezzi restano invariati – dice Emanuele Querci -. Non è certo questo il momento di aumentarli. Tutti i nostri prodotti resteranno con i cartellini che si vedono e quell'1%, per nostra scelta, sarà a carico nostro». Anche nel settore della telefonia le cose non brillano più come una volta. E le diminuzioni di vendite si avvertono sia nei telefoni cellulari, nell'oggettistica e nelle ricariche. Loriano Lucioli direttore di “Idea telefonia” in piazza San Marco è amareggiato: «Ecco una nuova condizione con la quale ci rimettiamo noi – spiega -. Abbiamo deciso di non aumentare i prezzi e così l'aumento dell'Iva ce lo accolliamo. Non solo, per modificare il registratore di cassa ho chiamato un tecnico e ho sborsato 50 euro per il suo intervento. Chissà, magari un domani verrà fatto un passo indietro e si tornerà al 21%. Andrebbe benissimo – prosegue Lucioli - anche se dovrò rimetterci di nuovo altri 50 euro per l'assistenza al registratore di cassa. Prima, il nostro era un settore dove dal 27 fino al 10 di ogni mese venivano tanti clienti, forti dello stipendio che era arrivato. Ora, invece, tutti i giorni sono uguali».
Il rincaro, invece, lo troveranno quanti si apprestano a comprare un'auto nuova. «I listini sono stati ritoccati - spiega Mauro Dolfi dell'autosalone San Marco - . Inoltre, chi ritirerà il mezzo d’ora in poi, anche se ha stipulato un contratto per l'acquisto di un autoveicolo prima del 30 settembre, pagherà di più».
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