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Prato

Quadri contesi, il sindaco Cenni a caccia del cavillo giuridico

Carlandrea Poli
Quadri contesi, il sindaco Cenni a caccia del cavillo giuridico

I quadri della Galleria degli Alberti che la Banca popolare di Vicenza ha portato via da Prato continuano ad agitare il dibattito politico. E Cenni spiega: «Bisogna capire se quanto fatto dalla banca sia pienamente legittimo»

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PRATO. La speranza, forse l'ultima spiaggia prima di firmare una resa incondizionata a Zonin porta alla sovrintendenza. È qui che sta provando a muoversi il sindaco Roberto Cenni, insieme all'avvocatura, per riportare a Prato i quadri un tempo patrimonio esclusivo della galleria degli Alberti della fu Cassa di Risparmio.

«Bisogna capire se quanto fatto dalla Banca Popolare di Vicenza sia pienamente legittimo», ha dichiarato in consiglio comunale in risposta a una question time del gruppo del Partito Democratico. Era lo scenario che lui stesso avrebbe preferito non dover affrontare. Quello del cavillo, dell'interpretazione giuridica che è in potenza tanto imprevedibile quando definitiva nel momento in cui viene espresso un verdetto. Almeno, alla fine dell'iter dei ricorsi. E, in effetti, a dirimere la questione sarà un dubbio da azzeccagarbugli: la Crocifissione del Bellini, l'Incoronazione di spine del Caravaggio e le altre opere di primo ordine nella storia dell'arte sono da considerare una somma di quadri, una “quadreria” o una “collezione”? Nel secondo caso lo smembramento non sarebbe consentito.

O, almeno, fra le molte sentenze in materia una del Consiglio di Stato sembra esprimere questo principio. Peccato che il Consiglio di Stato come qualsiasi altra Corte italiana non emetta sentenze con la regola del precedente vincolante, rendendo aperto ogni scenario. Malgrado la disquisizione in perfetto stile leguleio si fa strada anche la prima critica schiettamente politica al sindaco.

Dai banchi del Pd, Massimo Carlesi giudica “tardiva” la scelta di far intervenire l'avvocatura. E, incalzando il sindaco nel dibattito di ieri, ha demolito il meeting a Vicenza della scorsa settimana con Zonin: «Onestamente non ci sarei andato. Vedere le tre massime autorità cittadine (sindaco, presidente della Provincia e presidente della Camera di Commercio, ndr) andare a pagare pegno non è stato edificante. Non ci sarei stato a questo gioco». Del resto, per il leader dei democrats in consiglio la cartina di tornasole dell'arrendevolezza cenniana verso Zonin si è vista nell'accettazione della sua condizione per riaprire una trattativa sul Monte dei Pegni, ovvero parlarne direttamente col vescovo Agostinelli: «Bene il suo lavoro, ma il sindaco non può basarsi ogni volta sulla supplenza della diocesi».

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